A Pechino Parenzan è d’oro, argento per Rossi e bronzo per Ragazzini e Falco
- Pubblicato: 26 Giugno 2026
All’ITTF World Para Elite Beijing, l’Italia, guidata dal direttore tecnico Alessandro Arcigli, coadiuvato dai tecnici Massimo Pischiutti e Marco Bressan, ha quasi replicato il bottino delle Paralimpiadi di Parigi 2024, conquistando una medaglia d’oro, una d’argento e due di bronzo.
In classe 6 Matteo Parenzan ha battuto in semifinale per 3-0 (11-9, 11-8, 11-4) il coreano Lee Se Ho e in finale per 3-2 (9-11, 11-4, 13-15, 11-5, 11-7) il thailandese Rungroj Thainiyom, già suo avversario per il titolo ai Mondiali di Granada 2022 e ai Giochi di Parigi.
«Per me è stato veramente un ottimo torneo - commenta il 23enne triestino - già nel girone sentivo delle buone sensazioni. Mi divertivo e stavo giocando bene e questo era uno degli aspetti più importanti per me. Non è sempre facile trovare le giuste motivazioni, disputando 8-9 tornei internazionali all’anno e uno intercontinentale ogni mese.
Fisicamente è dura e mentalmente ancora di più. Nel girone ho superato il britannico Perry per 3-0 e non accadeva da molto tempo. Sapevo che il quarto contro il tedesco Muller sarebbe stato difficile, contro di lui ho sempre fatto fatica e l’ultima volta avevo prevalso per 3-1, ma era stato un match tirato. Il successo sul coreano Lee mi ha dato ulteriore carica, lui sta giocando molto bene, io però riesco a metterlo in difficoltà. In finale ho trovato Thainiyom, che non affrontavo dalla finale paralimpica. Lui ha cambiato qualcosa, ma io avevo chiaro in mente il piano partita. Nel primo set mi ha un po’ sorpreso, variando il servizio, mentre il secondo è stato nettamente mio. Nel terzo ero avanti per 10-8 e ho perso. Avrebbe potuto essere un brutto colpo e invece ho reagito, perché ho molta fiducia nelle mie qualità, che mi hanno fruttato molte vittorie in questi anni. Sono felice del mio rendimento, torno nuovamente n. 1 del mondo, un dato che attesta la bontà del mio percorso, anche se non ho vinto tutti i tornei, cosa peraltro difficilissima. Non sono così legato al n. 1, ma è chiaro che è una posizione prestigiosa. Sono felice di aver avuto la mia famiglia qui vicina, per me è un supporto molto importante. Sono orgoglioso di come sto lavorando a casa, al Kras, con Martina e Vanja Milic e le altre componenti, e con il mio tecnico Marino Filipas, che ha avuto fiducia in me fin da quando ero bambino e mi dà sempre grandi motivazioni. A luglio potrò allenarmi senza tornei, perché i prossimi impegni saranno ad agosto a Spokane, negli Stati Uniti, dove farò sia il Challenger sia l’Elite».
In classe 1-2 Giada Rossi si è imposta in semifinale per 3-1 (16-18, 11-9, 11-5, 11-9) sulla sua grande avversaria brasiliana Catia Oliveira e in finale ha ritrovato, al rientro all’attività agonistica, la cinese Liu Jing, alla quale aveva strappato lo scettro paralimpico e che si è presa la rivincita per 3-1 (11-8, 11-7, 11-13, 11-9). Un’altra medaglia estremamente significativa per la 31enne di Zoppola.
«In questo torneo - racconta la friulana - il mio obiettivo era di affrontare sia la brasiliana sia la cinese e batterne una per andare in finale. Poi me la sarei giocata al meglio. Contro Oliveira è stata fondamentale la gestione. Ho perso il primo set molto lungo e nel secondo conducevo per 10-4 e sono stata rimontata fino al 10-9, prima di chiudere. Le nostre partite sono sempre dei 50 e 50 e ciò che fa la differenza per me è non commettere errori tecnici, perché da questo di vista sono più forte. Sono contenta, perché da un certo momento ho pensato a servire bene e ad aspettarmi quel tipo di risposta, per poi portare lo scambio dalla mia parte. Sapevamo che contro la cinese sarebbe stata ostica, i cinesi non ritornano mai per caso. È stato il suo primo torneo dopo Parigi e si è preparata bene. I primi due set sono andati via un po’ troppo velocemente, mi sono fatta un po’ prendere dalla tattica, senza pensare al feeling che ho su certi tipi di palline. La tattica era si servirle veloce sul rovescio, dove lei, che è mancina, ha la puntinata, e infatti parecchi punti sono arrivati direttamente con la battuta. Peccato che non sia riuscita a capitalizzarla meglio nei primi due parziali, nei quali lei ha risposto bene. Ho capito un po’ tardi che avrei anche dovuto giocarle sul diritto. A volte avrei potuto cambiare la posizione del servizio o la direzione del taglio successivo. Sono comunque soddisfatta della finale e delle indicazioni che mi ha dato, per lavorare e tornare a battere Liu la prossima volta. A fine luglio sarò in Thailandia, dove è iscritta anche la coreana Seo Su Yeon. Punterò ad alimentare il mio primo posto nel ranking, in quello che sarà l’ultimo torneo di qualificazione ai Mondiali di novembre, sempre in Thailandia, a Pattaya».
In classe 3 Carlotta Ragazzini ha eliminato nei quarti per 3-1 (8-11, 11-4, 11-3, 13-11) la coreana Lee Mi Gyu e in semifinale ha ceduto per 3-0 (1-11, 4-11, 4-11) alla cinese Fu Wenyan.
«Sono sicuramente soddisfatta della medaglia - afferma la 24enne faentina - perché è stato un torneo impegnativo. La prima partita, persa per 3-2 contro la cinese Huang Zhirui, avrebbe potuto andare meglio, ma sono felice di essere comunque riuscita ad arrivare in semifinale. La gara contro la coreana Lee Mi Gyu riserva sempre delle insidie e averla sconfitta è stato un risultato importante. Le due atlete cinesi sono nuove, sono state classificate quest’anno, le avevamo già viste a Lasko, ma non le avevo mai affrontate. Non le conosco così bene come le altre ragazze contro le quali ho giocato molte volte. Entrambe sono brave, soprattutto Fu Wenyam, che mi ha battuto in semifinale e poi si è aggiudicata il torneo. Da questi incontri abbiamo tratto utili indicazioni su cui lavorare a Lignano Sabbiadoro per fronteggiare meglio il loro gioco. Tornerò in campo a luglio a Nakhon Ratchasima, in Thailandia, nell’ultimo torneo di qualificazione ai Mondiali».
In classe 1 Federico Falco era già in semifinale è ha perso per 3-0 (9-11, 9-11, 6-11) contro il coreano Joo Youg Dae, contro il quale a Parigi aveva ribaltato il pronostico nei quarti di finale.
«Il girone era piuttosto impegnativo - spiega il 32enne veronese - nessuno in questo momento riesce a impensierire il coreano Kim e io, battendo il kazako Nurmagambetov, ho sfruttato la sconfitta contro di lui di Matthews per passare come secondo. Contro il britannico mi sarebbe bastato un set e ho cercato di dare il massimo. Ero, infatti, in vantaggio per 2-0, poi lui ha iniziato a non sbagliare più e io non ho trovato le contromisure immediatamente. Alla “bella” gli ho annullato due match-point e ho ceduto proprio all’ultimo. Contro Matthews faccio fatica, perché ha uno stile di gioco che non si incastra molto bene con il mio. A Lasko lo avevo superato, sempre salvando due palle match, e questa volta non è andata allo stesso modo. In semifinale contro Joo nei primi due set sono stato più vicino, ma non ho mai avuto la sensazione di potercela fare. Torno a casa sapendo che da un punto di vista tecnico e tattico posso dire la mia, devo soltanto riuscire a gestire meglio certi momenti delle partite e fare delle scelte diverse. Ora, dopo un breve riposo, preprerò il torneo in Thailandia, dove mi troverò di fronte questi avversari e anche altri. Sarà un altro bel banco di prova e speriamo di fare ancora meglio».



