Gimmj Mestriner dedica l’oro di classe 3 a suo figlio: “Cesare è il mio primo tifoso”
- Pubblicato: 23 Maggio 2026
La prima dedica è per suo figlio Cesare, sette anni, il tifoso più importante. “Questa vittoria è per lui”, dice Gimmj Mestriner subito dopo aver conquistato di nuovo (dopo il 2025) il titolo italiano nel singolare classe 3 ai Campionati paralimpici. Parole semplici, pronunciate quasi sottovoce, ma sufficienti a raccontare il peso umano di un successo costruito tra sacrifici, lavoro e sport.
L’atleta del Tennistavolo Vicenza si conferma tricolore al termine di un torneo lungo e combattuto, con trenta iscritti e un livello tecnico in continua crescita. Il 44enne di Monastier, in provincia di Treviso, ha superato in finale Alessandro Giardini della Fondazione Bentegodi di Verona, mentre il bronzo è andato a Giovanni Pilia del Cagliari Tennistavolo e a Giuseppe Armeli Moccia della Radiosa Palermo.
Dietro la vittoria c’è una storia che attraversa un quarto di secolo. “Venticinque anni fa un incidente d’auto mi ha costretto a vivere sulla carrozzina”, racconta Mestriner. Lo sport arriva poco dopo, quasi come una necessità. Prima il tennis paralimpico, poi il tennistavolo. Una disciplina scoperta gradualmente, fino a diventarne uno dei protagonisti più continui a livello nazionale. Lontano dal tavolo, Mestriner lavora nell’azienda di famiglia. Dentro la palestra, invece, trova altro: competizione, amicizie, leggerezza. “Il ping pong mi diverte molto. Ci sono amici con cui scherziamo e ci sfidiamo continuamente nei tornei”, spiega. E dopo gli anni difficili della pandemia, il ritorno alle gare ha riportato anche una dimensione collettiva che era venuta meno.
Il tennistavolo, racconta, richiede meno sforzo fisico rispetto al tennis, ma pretende lucidità e concentrazione costante. E soprattutto, negli anni, è cresciuto in qualità. “Il livello si è alzato tantissimo”, osserva il campione veneto. La sensazione è che proprio questa evoluzione continui ad alimentarne le motivazioni. Perché dietro ogni titolo, per Mestriner, non c’è soltanto il risultato sportivo. C’è una quotidianità fatta di equilibrio, resilienza e passione. E sugli spalti, o davanti a un telefono in attesa del risultato, c’è sempre Cesare, il suo primo tifoso.
A cura di Fabio Paci



