Fra Medicina e tennistavolo: la favola d’oro di Miriam Abate in classe 5
- Pubblicato: 22 Maggio 2026
Nel singolo assoluto femminile di classe 5, a conquistare il gradino più alto del podio è stata Miriam Abate del CUS Torino, protagonista di una giornata intensa e carica di emozioni ai Campionati Italiani Paralimpici. Alle sue spalle si sono classificate Maria Nardelli della Polisportiva Handicappati Fiorentini e Giulia Giacon dell’Euganea 5 Cerchi Padova, al termine di una competizione che ha regalato al pubblico non soltanto grande sport, ma anche storie profonde, umane, autentiche.
Sul parquet del Pala BCC di Cesena, Miriam ha mostrato tutta la sua eleganza sportiva e la forza silenziosa di chi costruisce ogni traguardo giorno dopo giorno, senza clamore. La sua vittoria non racconta soltanto l’ottimo risultato, ma il viaggio di una ragazza che ha imparato a trasformare passione, sacrificio e sensibilità in una splendida realtà.
Ventiquattro anni, torinese, Miriam vive le sue giornate dividendosi tra studio e allenamenti, tra i libri universitari e il tavolo da gioco. Frequenta il sesto anno di Medicina e sogna di specializzarsi in fisiatria, una scelta che nasce dal desiderio profondo di restituire agli altri ciò che lo sport e la vita hanno insegnato a lei. “Vorrei mettere la mia esperienza al servizio di chi ne ha bisogno nel campo della fisiatria”, racconta con semplicità, lasciando trasparire quella delicatezza che rende ancora più speciale il suo percorso.
Il tennistavolo, per Miriam, è molto più di una disciplina agonistica. È un luogo dell’anima, uno spazio in cui ritrovare equilibrio e libertà. Si allena due, a volte tre volte a settimana, seguita dal tecnico Romualdo Manna, che l’accompagna nella crescita sportiva e personale. Ma tutto è iniziato molto prima delle gare e delle medaglie, quando da bambina giocava a ping pong con il padre, quasi senza immaginare che quei momenti semplici sarebbero diventati il primo passo di una storia così intensa. Da tre anni pratica il tennistavolo a livello agonistico, e in poco tempo è riuscita a costruire un percorso fatto di sacrifici e soddisfazioni che oggi la portano a brillare sul palcoscenico nazionale.
Dietro il sorriso emozionato con cui ha accolto la vittoria c’è anche il forte legame con la sua società. “Ci tengo a ringraziare il CUS Torino e il presidente Riccardo D’Elicio per le tantissime opportunità che riescono a offrire a tutti, anche a noi paralimpici”, dice Miriam con riconoscenza sincera. Parole che raccontano quanto, nello sport, i risultati siano spesso il frutto di una rete fatta di persone, fiducia e sostegno reciproco. E mentre le luci del palazzetto iniziano lentamente ad abbassarsi, lasciando spazio al silenzio dopo una lunga giornata di emozioni, resta nell’aria il senso più bello di questa vittoria: quello di un sogno coltivato con pazienza, nato quasi per gioco e diventato realtà grazie alla forza del cuore. Prima di lasciare il tavolo e godersi l’abbraccio dei compagni e degli amici, Miriam si concede un’ultima dedica, forse la più importante: “Dedico questa vittoria alla mia società. Se sono arrivata fin qui, il merito è anche del CUS Torino”.
A cura di Fabio Paci



