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Campionati Italiani Paralimpici 2026 podio del singolare assoluto femminile di classe 1Da dieci anni il tennistavolo è entrato nella sua vita. E le ha cambiato il destino. “Ho cominciato nel 2016, quasi costretta dalla fisioterapista dell’Unità Spinale di Catania. All’inizio non presi bene quel consiglio, che mi sembrava quasi un’imposizione. Poi il rumore della pallina che rimbalza sul tavolo mi ha conquistata talmente tanto che oggi non potrei più farne a meno”. Parole e pensieri di Laura Schilirò, campionessa d’Italia nella classe 1.

A Cesena ha conquistato per il secondo anno consecutivo il titolo nazionale, anche se stavolta il destino le ha risparmiato la fatica della sfida: l’altra atleta iscritta, infatti, ha dovuto rinunciare per motivi di salute. Laura è tesserata per lo Sport Club Etna di Riposto, cittadina di sedicimila abitanti in provincia di Catania, ma vive a Bronte, terra del pistacchio e delle radici profonde. Ha 48 anni, lavora come educatrice e, fino ai 27 anni, conduceva una vita piena di movimento e libertà.

“Praticavo nuoto e tennis, ero scout, non riuscivo a stare ferma un attimo”. Poi, all’improvviso, il silenzio del corpo. Era il 2005. Laura ricorda ogni dettaglio di quel giorno: “Ero in piscina quando non ho più sentito la parte destra del corpo, compresa la mandibola”. La diagnosi arrivò come una tempesta: artrite reumatoide progressiva in forma maligna. “Sapevo già che, uno dopo l’altro, sarebbero stati colpiti tutti gli organi. Tre mesi fa ho perso anche l’occhio destro. Ma la vita no, quella non mi è stata tolta”.

Ricoveri, cure, viaggi continui tra Milano, Pisa e Catania. “Per otto anni ho resistito, pur zoppicando. Dal 2013 vivo in carrozzina. Ma grazie al tennistavolo ho avuto una nuova possibilità. Una nuova strada da percorrere”. E insieme allo sport, non ha mai smesso di credere nell’amore. “Nel 1998 ho conosciuto Rino, mio marito. La malattia è arrivata dopo, nel 2005. Ma noi abbiamo continuato a camminare insieme, sempre col sorriso”.

Così, l’8 maggio del 2008, si sono sposati. “Che giornata meravigliosa… circondati da familiari e amici. Al Santuario dell’Annunziata a Bronte abbiamo pronunciato il nostro sì davanti a Dio, con don Pippo Fallico e padre Giuseppe Rizzo, che ancora oggi sono i nostri padri spirituali”. La fede, gli affetti, la presenza silenziosa ma costante di chi le vuole bene: sono stati questi i suoi appigli nelle salite più dure. “Io e Rino siamo felici. E accogliamo bambini in difficoltà”. Di Laura colpiscono subito tre cose: il sorriso luminoso, l’energia contagiosa e quella straordinaria capacità di guardare sempre avanti.

E il tennistavolo? “Con lo Sport Club Etna abbiamo costruito una famiglia. Qui a Cesena non sono soltanto un’atleta: faccio anche da chioccia ai ragazzi che si avvicinano per la prima volta a questo sport. Li seguo, li incoraggio, provo a trasmettere fiducia. Li vedo come tanti cuccioli. Il vero scudetto è questo: rendersi utili, stringere mani, rassicurare qualcuno”. Ma sul tavolo Laura non regala nulla. Nel suo palmarès ci sono tre titoli italiani e numerosi successi regionali, oltre agli stage con la Nazionale.

“Per cinque anni la malattia mi ha impedito di giocare, sono stata costretta a fermarmi. Adesso però sono tornata. Gioco molto di rovescio e ho un dritto particolare, tutto mio, con cui riesco a dare effetti insoliti alla pallina. Il tennistavolo mi ha aperto un mondo e mi ha aiutata in tantissimi aspetti della vita”. L’energia di Laura travolge chiunque le stia accanto. Anche il piccolo Gabriele, suo nipote di sei anni. “Mi dice sempre che, da grande, vuole essere come zia Laura. Perché mi vede continuamente in movimento”. A scuola stanno studiando il gruppo consonantico “GL” e la maestra ha chiesto ai bambini di scrivere una frase. “Lui ha scritto: “Vorrei che zia Laura vincesse una grande medaGLia”. Ecco, la medaglia di oggi la porterò a lui”.

Nel cuore resta il sogno della Nazionale. “Magari arriverà un’altra occasione…”. Intanto Laura continua a sfidare la sorte con il coraggio di chi ha imparato ad amare la vita in ogni sua forma. “Dopo aver perso l’occhio destro, l’oculista mi aveva proibito questa trasferta a Cesena. Ma io non l’ho ascoltato e sono partita lo stesso”.

E quando le chiedono quale sia il suo sogno più grande, la risposta arriva semplice, limpida, quasi disarmante: “Non posso pensare soltanto a me stessa. A Dio chiedo solo di continuare a vivere così come sto vivendo oggi. Perché, in fondo, mi sento fortunata. E davvero… credo di avere già tutto”.

A cura di Fabio Paci

Nella foto di Giuseppe Di Carlo, Laura Schilirò premiata dal vicepresident federale Paolo Puglisi