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Mattinata ferragostana di palestra per atleti e tecnici. Quarta seduta e chiusura del primo dei tre cicli di attività: si completa quindi il percorso di apprendimento di situazioni motorie e di tennistavolo, cui seguiranno altre due ulteriori ripetizioni. Procede con buon successo il lavoro speciale proposto dai tecnici federali, alle prese con un impegno (forse sarebbe meglio dire una sfida) complesso. Debbono infatti mettere da parte la mentalità da allenatori di atleti che debbono giocare per vincere, che debbono affinare quanto padroneggiano con grande abilità; debbono invece “cercare le strade” per far imparare.
Lavorare sugli apprendimenti è la principale finalità del Campus. E’ però una strategia assai diversa da quella dell’allenamento: presuppone infatti obiettivi  non di risultato ma di processo. Infatti il traguardo da raggiungere non è definibile soltanto come un compito preciso in una situazione definita (proprio dell’allenamento sportivo, in cui si cerca un risultato attraverso una prestazione).
Risiede invece nella capacità di riconoscere e selezionare gli stimoli (visivi, uditivi, propriocettivi, tattili, in particolare), produrre delle risposte motorie adeguate, risolvere dei problemi motorie e cognitivi.
I tecnici quindi debbo creare delle “difficoltà”, promuovendo esercitazioni che facilitino il riconoscimento della velocità, della rotazione, del piazzamento e profondità della pallina, del tempo di impatto. Debbono far “sentire” le parti del corpo che si muovono nello spazio e per “un tempo”.
Per esempio se la mobilità, lo spostamento del corpo, rappresentano un requisito indispensabile per produrre azioni precise durante la pratica del tennistavolo, diviene indispensabile, prima di allenare “i passi” (obiettivo di prodotto), conoscere, riconoscere e riprodurre:
•    l’appoggio e la spinta dei piedi, per avanti-dietro-laterale;
•    la gestione della distribuzione del peso corporeo in differenti situazioni (su un unico piede, su entrambi i piedi, nella stazione eretta, con il busto inclinato avanti);
•    il movimento della parte superiore del corpo in relazione alle caratteristiche della base di appoggio in funzione al mantenere oppure perdere l’equilibrio;
•    l’azione di rotazione del corpo (spalle, anche, piedi in particolare) per produrre azioni sulla pallina che abbiano una direzione dietro-avanti.
Questi obiettivi di sollecitazione dei processi motori e cognitivi debbono essere perseguiti utilizzando il continuo abbinamento di esercitazioni motorie e specifiche.
L’esito, la riuscita viene generata non dagli interventi verbali dei tecnici ma dagli effetti dell’esercitazione oppure del gioco. Se l’esercitazione produce effetti non coerenti con l’obiettivo, non si raggiunge lo scopo prefissato.
Nel caso di esercitazioni al tavolo, laddove la situazione prevista (o la sua realizzazione) produca una pallina con una traiettoria alta, poco profonda magari anche lenta, il giovane “perde” la posizione di gioco, si “rialza”, non riesce a mantenere una corretta e continua dinamica.
Un evenienza di questo tipo produce una serie di negativi effetti a catena: il giovane infatti comincia a riprodurre soltanto una parte della complessa catena cinetica che dovrebbe prevedere l’intervento
•    dei piedi (in avvicinamento alla direzione ed alla profondità della pallina che arriva; in appoggio, rotazione, spinta per l’azione da realizzare),
•    delle gambe e delle anche (che consentono l’allineamento della parte superiore del corpo rispetto alla direzione di impatto della pallina e “trasferiscono”la spinta al busto)
•    delle spalle, del braccio, dell’ avambraccio e delle mano (che realizzano il cosiddetto “colpo di frusta, cioè completano l’azione che si traduce in una accelerazione più o meno importante della racchetta sulla pallina)
In effetti le esercitazioni al tavolo dovrebbero consentire di associare la posizione dei piedi rispetto alla direzione ed alla profondità della pallina in arrivo: laddove questa attenzione venga meno, l’atleta produce movimenti degli arti superiori “lunghi”, aumenta il disequilibrio rispetto alla base di appoggio, si alza e …. Si ferma!
Il lavoro sugli apprendimenti consente di “scovare” i limiti cognitivi e coordinativi e di produrre (laddove siano riproposti con opportuna continuità per tutti i giorni dell’anno) una padronanza motoria che facilita lo sviluppo della rapidità anche nelle più complesse situazioni specifiche di pratica durante il match.