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Giornata dedicata alla situazione di gara, questa penultima del programma del primo dei due stages del Campus 2011.
E’ stata organizzata una prova Top 14 nel settore maschile ed una Top 10 nel settore femminile. Occasione buona per vedere all’opera i ragazzi in una situazione di “pressione” emotiva, fisica, tecnica. Opportunità per identificare combattività, impegno, senso tattico.
E seppur in un piacevole clima di grande amicizia e collaborazione, non mancano match tirati con alcuni ragazzi che mostrano qualità notevoli e fighting spirit non comune.
Appare evidente, dopo una settimana di attività, che numerosi ragazzi abbiano potenzialità per praticare e possano imparare. Da ciò che si osserva, necessità loro una quotidiana pratica assistita che pare essere ancora “fortuna” di pochi. E’ questo il principale traguardo da identificare per il breve periodo: se infatti i ragazzi U12, selezionati in tutto il territorio nazionale, potessero praticare almeno una decina di ore a settimana, avrebbero chances molto concrete non solo di acquisire abilità motorie e pongistiche ma anche di acquisire una buona attitudine alla competizione.
D’altra parte il tempo dell’apprendimento scolastico, già a sei anni, impone una pratica di quattro ore per cinque giorni la settimana. La pratica motoria e sportiva non può esigere molto meno, non può essere casuale (senza obiettivi), non può essere affidata a persone non motivate.
Potrebbero quindi acquisire quella padronanza (fluidità, facilità di movimento, destrezza, sicurezza) che nel tennistavolo potremmo chiamare “pongisticità” così come nel nuoto i giovani praticanti identificano l’ “acquaticità”. Parallelamente si potrebbe lavorare sulle conoscenze ed abilità che consentono di giocare, di giocare per competere e di competere per vincere. Troppo spesso corriamo il rischio che i nostri giovani praticanti non abbiano reali obiettivi, giochino con una organizzazione ed uno spirito più ricreativo che sportivo e competitivo.
Queste due considerazioni debbono indirizzarci a comprendere che gli adulti (tutti, genitori, dirigenti, tecnici) debbono prendersi la responsabilità di agire perché la nostra realtà, quella nella quale i ragazzi si trovano a vivere, sia più stimolante, offra maggiori opportunità.
Bisogna quindi saper individuare delle chiare “milestones” per il lavoro dei Referenti tecnici di ogni Comitato Regionale, poiché proprio attraverso di loro la catena di responsabilità avrà modo di “allungarsi” dall’Organizzazione Federale alle società sportive, dai tecnici ai dirigenti, alle famiglie, ai ragazzi stessi.
Queste pietre miliari, questi punti di riferimento dovrebbero essere:
•    promuovere la “cultura” della pratica motoria e sportiva quotidiana;
•    favorire l’organizzazione per obiettivi delle attività;
•    facilitare la conoscenza del modello della prestazione per il risultato;
•    coinvolgere i tecnici ed i dirigenti di società in un progetto di pratica “evoluta”.

Ad esempio, per facilitare la comprensione di modello di prestazione per il risultato e identificare delle concrete azioni, è opportuno quindi richiamare qualche idea ed immagine.
Infatti il tennistavolo dei Campioni ha molto da insegnare ai ragazzi, ai loro tecnici, ai loro dirigenti: promuove infatti l’idea di una situazione che richiede:
•    grande manualità,
•    importante dinamismo,
•    estrema aggressività,
•    grande esplosività dei colpi,
•    notevole capacità di sostenere lo stress.

Questo sintetico quadro ci porta a dover identificare delle conseguenze nell’insegnare ed allenare giovani praticanti.

1.    Bisogna imparare ad avere ritmo: durante tutte le fasi di allenamento, diviene indispensabile riuscire a giocare tante palline, cercando un impatto “anticipato”, utilizzando tutto il corpo, , senza allontanarsi dal tavolo.
2.    Bisogna giocare ogni colpo con la convinzione che la pallina possa tornare, magari anche più veloce di quanto sia partita. Le esercitazioni con il cesto o con l’ausilio dello sparring partner sono di particolare efficacia: l’atleta quindi dopo aver colpito la pallina, cerca di tornare in posizione più rapidamente possibile.
3.    Bisogna ricercare la più elevata “qualità” della pallina, producendo la migliore azione possibile: bisogna quindi monitorare sempre le caratteristiche di circolazione della pallina, in termini di velocità, direzione, profondità, traiettoria, tempo. L’atleta non può “accontentarsi” di ributtare la pallina, deve al contrario mettere in gioco una “pallina pesante”.
4.    Bisogna affiancare la preparazione al tavolo con un importante lavoro di sviluppo delle abilità motorie: è questo l’abbinamento che induce i cambiamenti complessi, cioè quelli che integrano componenti motorie (di efficienza organica e muscolare), coordinative, cognitive, psichiche.