Joao Monteiro e Cristiano Ronaldo, quando i campioni giocavano insieme
- Pubblicato: 27 Settembre 2026
Ci sono storie che il tempo non riesce a cancellare. Restano lì, nascoste in un angolo della memoria, pronte a riaffiorare quando un nome, un luogo, una fotografia riaprono una porta sul passato. Lisbona, Sporting Club de Portugal. Due ragazzi portoghesi, due talenti destinati a diventare campioni. Uno aveva una racchetta in mano e sognava di dominare il tennistavolo. L’altro correva dietro a un pallone e sembrava avere dentro qualcosa di diverso dagli altri. Joao Monteiro e Cristiano Ronaldo. All’epoca tesserati con lo Sporting in due sport diversi. La grandezza sarebbe arrivata dopo, molto dopo. Prima c’erano i corridoi della foresteria, le giornate di allenamento, le amicizie nate quasi per caso e quelle sfide a ping pong che oggi, ripensandoci, assumono quasi i contorni di una fotografia irripetibile.
“Eh già. Lo ricordo bene Cristiano Ronaldo, di due anni più giovane di me”. Monteiro sorride, perché certi ricordi non hanno bisogno di essere cercati. Tornano da soli. “A Lisbona vivevamo nello stesso stabile. Io ero al primo piano, Cristiano al terzo. Tutti i giorni, e dico tutti i giorni, Ronaldo passava da noi del tennistavolo per una partita a ping pong”. Tutti i giorni. Il futuro fuoriclasse del calcio che scendeva le scale per raggiungere i pongisti. Nessun miliardo, nessuna fama planetaria, nessuno stadio pieno a scandire il suo nome. Solo un ragazzo che aveva voglia di giocare, divertirsi e misurarsi con gli altri. “Ci siamo sfidati tante volte, lui si divertiva molto con noi del tennistavolo, partite interminabili”. Eppure dentro quella semplicità c’è già qualcosa del Cristiano Ronaldo che il mondo avrebbe imparato a conoscere.
“Un grande professionista, un grande lavoratore. Cura i particolari al millesimo, senza distrazioni. Oggi è il calciatore più pagato e uno dei più forti di sempre. Non è un caso”. Monteiro non parla soltanto dell’amico di gioventù. Parla dell’uomo che ha visto crescere, quando ancora nessuno poteva sapere fino a dove sarebbe arrivato. Poi le strade si sono divise. Il calcio ha portato Ronaldo in Inghilterra, al Manchester United, e da lì verso una dimensione che avrebbe superato ogni immaginazione. Monteiro ha continuato a costruire la propria storia nel tennistavolo, diventando a sua volta un punto di riferimento dello sport internazionale, lasciando il segno anche in Italia. Come sta facendo anche oggi. “Con Ronaldo ci siamo sentiti al telefono altre volte quando lui era già nel Regno Unito, poi inevitabilmente ci siamo persi”.
La vita, a volte, allontana anche le persone che hanno condiviso alcuni anni della giovinezza. Ma non cancella ciò che è stato. “Sono convinto che lui ricorda benissimo le tante partite a ping pong e di quei periodi allo Sporting Lisbona. Ronaldo è rimasto il ragazzo di sempre, molto attaccato ai valori e alla terra natia”. Chissà se un giorno quelle due racchette torneranno a incontrarsi. Chissà se Joao Monteiro e Cristiano Ronaldo potranno affrontarsi ancora, pallina e racchetta in mano e una vecchia sfida da riprendere esattamente da dove era stata interrotta. Sarebbe un cerchio perfetto.
Intanto Monteiro continua a scrivere la sua storia, con la stessa passione di allora. A 43 anni, il portoghese veste i colori della Grissin Bon Reggio Emilia e ha già lasciato il segno nel debutto in campionato della neopromossa emiliana. La Marcozzi Cagliari sembrava avere la partita in mano, ma Reggio Emilia non ha smesso di crederci. Un 3-2 in rimonta, una battaglia punto dopo punto. E nel momento decisivo è arrivato lui. Dall’altra parte del tavolo, l’azzurro Carlo Rossi. Una sfida difficile, intensa, di quelle che non concedono nulla. Monteiro ha resistito, ha combattuto e alla fine ha consegnato al presidente Paolo Munarini il punto della vittoria. Per una neopromossa, non una semplice vittoria. Ma un messaggio.
“Una vittoria non facile, contro un avversario molto forte. Rossi e compagni non mollano mai, un team davvero di livello. Abbiamo lottato punto a punto fino alla fine, dopo l’avvio non facile. E alla fine sono felice di aver regalato alla mia squadra il punto partita”. C’è ancora qualcosa di quel ragazzo dello Sporting nel Monteiro di oggi. La voglia di giocare, la curiosità per la sfida, il piacere di stare dentro una squadra. A Reggio Emilia, poi, si sente a casa. “Conosco da sempre Mihai Bobocica, praticamente mio fratello a livello sportivo. Ma anche gli altri ragazzi del team, da Bisi agli altri, li conosco bene. Abbiamo le carte in regola per regalare soddisfazioni, io mi diverto ancora. Avanti così”. Io mi diverto ancora: ecco il segreto di Joao. Perché i campioni cambiano, gli anni passano, le carriere prendono strade diverse. Ronaldo ha conquistato il calcio, Monteiro ha costruito la propria leggenda nel tennistavolo. Ma alla fine, dentro ogni grande campione, rimane quel ragazzo che ha iniziato semplicemente perché amava giocare.
A Lisbona, tanti anni fa, uno scendeva dal terzo piano e l’altro lo aspettava al primo. Una pallina, un tavolo e una sfida. Il resto sarebbe diventato storia.
Intervista di Fabio Paci



