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Serie A1 maschile 2026 2027 prima giornata Panagiotis GionisLo speaker pronuncia il suo nome e, quasi fosse un riflesso condizionato, il palazzetto si accende. Applausi, cori, sorrisi. Il microfono scandisce: Panagiotis Gionis. E il resto lo fa il pubblico. Perché a 46 anni, dopo sei Olimpiadi con la maglia della Grecia e una carriera che lo ha portato fino al numero 18 del mondo, Gionis non è semplicemente un giocatore di tennistavolo. È un personaggio, un totem, una garanzia di spettacolo e, soprattutto, di vittorie. In Italia, finora, nessuno è ancora riuscito a fermarlo.

Lo si è capito anche alla presentazione delle squadre, celebrata al Centro Sportivo Bonacossa di Milano. Quando arriva il momento di Gionis, l'applausometro sembra impazzire. Lui sorride, saluta, incassa l'affetto con la naturalezza di chi è abituato a stare sotto i riflettori. Ma stavolta c'è qualcosa di diverso: non è soltanto il campione che torna in Italia. È un campione che ha trovato una nuova casa.

“Sono felice di essere tornato in Italia per disputare la massima serie - sorride il forte pongista ellenico - . Felice del pubblico e felice di aver abbracciato una terra accogliente e calda come quella di Siracusa”. E Siracusa, intanto, ha già cominciato a restituirgli l'affetto. L'esordio in campionato è di quelli che lasciano il segno: 3-0 all'Apuania Carrara. Un risultato netto, tutt'altro che scontato, che manda un messaggio preciso al resto della massima serie. La matricola siciliana non ha intenzione di fare da comparsa. Anzi, vuole diventare la matricola terribile del torneo.

Gionis, naturalmente, ci mette il suo. “Era importante partire bene, ci siamo riusciti grazie ad una prova di squadra molto importante. Siracusa ha vinto, il pubblico si è divertito: cosa chiedere di più? Che bello vedere tanta gente sugli spalti, complimenti agli organizzatori di questa prima giornata di campionato”.

Il campione greco parla di squadra, non di sé. È uno dei dettagli che raccontano meglio il suo approccio. Perché il curriculum potrebbe suggerire altro: sei Olimpiadi, un passato ai vertici assoluti del ranking, una longevità agonistica fuori dal comune. E invece Gionis guarda avanti, verso il prossimo incontro, il prossimo punto, la prossima sfida. Anche perché di partite da giocare ne ha ancora parecchie. Oltre all'Italia, il pongista greco è impegnato in Polonia e Francia, con la Germania che potrebbe aggiungersi alla sua già fittissima agenda. A 46 anni, insomma, non ha alcuna intenzione di rallentare. Il verbo “fermarsi” non sembra appartenere al suo vocabolario.

E allora ecco il pensiero più grande, quello che sembra quasi una follia soltanto a pronunciarlo. Los Angeles 2028. La settima Olimpiade. “Andare a Los Angeles nel 2028? Ci conto e lavorerò per questo. Non sarà facile, ci sono tante gare da affrontare e la selezione non è facile”. Non sarà facile, certo. Ma se c'è una cosa che la carriera di Gionis ha insegnato è che la parola impossibile non sembra avere molto spazio nel suo vocabolario.

Intanto, però, c'è Siracusa. La sua nuova patria sportiva italiana, il luogo nel quale ha trovato qualcosa che va oltre il campo. “Qui ho trovato una famiglia, c'è ottima sintonia con la squadra e siamo un gruppo competitivo”. Una famiglia, una squadra, un pubblico che lo ha già adottato. E un campionato appena cominciato con un 3-0 che profuma di ambizione. Il calendario, però, non concede tempo per godersi troppo il debutto. Domani c'è il match al cospetto del Reggio Emilia, un altro ostacolo tutt'altro che semplice. Gionis lo sa. E infatti non guarda troppo lontano. “Con la testa siamo lì. Il resto verrà dopo”.

È questa, forse, la vera forza del totem greco: a 46 anni continua a giocare come se ogni partita fosse l'inizio di una nuova storia. Quella di Siracusa, intanto, è appena cominciata. E con Gionis in prima fila, promette di essere una storia parecchio interessante.

Intervista di Fabio Paci