Matteo Mutti: «È tutto vero, sensazione incredibile, grazie Leo»
- Pubblicato: 22 Marzo 2026
Matteo Mutti sul trono d’Italia. Stavolta c’è riuscito davvero, con pieno merito. Il match è appena terminato, lui alza lo sguardo, quasi incredulo, mentre il pubblico si lascia andare a un applauso lungo e sentito. È una gioia piena, meritata, quella di un atleta encomiabile per impegno, sacrificio e dedizione, capace di attraversare momenti difficili senza mai smarrire la strada. Si avvicina il fratello Leonardo (tre volte campione d’Italia), che gli dà un ‘cinque’ con un sorriso carico di orgoglio:
“Qua la mano, Matty. Ce l’hai fatta! Bravissimo”. Matteo ha gli occhi arrossati, segnati dall’emozione e dalla fatica. Non è stata una passeggiata, anzi: è stato un percorso lungo, fatto di momenti delicati e giocate da campione. Adesso può godersi il trionfo, a lungo inseguito e finalmente conquistato. Suo il titolo nel singolare Assoluto, al termine di due giorni intensi, nei quali ha dovuto superare anche autentiche montagne russe (leggasi: Puppo, Bobocica, Oyebode). Fa festa anche la sua società, l’Asd Apuania Carrara.
Matteo, sei campione d’Italia. Stavolta è tutto vero…
“Sì, stavolta è proprio vero. È una sensazione incredibile. Nel 2019 persi la finale contro mio fratello Leonardo, e quella fu già una partita molto dura da digerire. Due anni fa, invece, venni battuto da Piccolin in semifinale dopo essere stato avanti tre set a zero: quella è stata forse la delusione più grande. Non è stato facile rialzarsi e superare quei momenti, ma mi hanno fatto crescere tanto”.
Un cammino da primo della classe fin dal girone eliminatorio.
“Ho preparato questo appuntamento nei minimi dettagli. Mi sentivo bene, avevo ritmo e soprattutto grande fiducia nelle gambe e nei miei colpi. Già nei gironi ho dovuto affrontare partite tutt’altro che semplici. Penso al match contro Baciocchi, un giocatore solido, esperto, che ti costringe sempre a dare il massimo. Poi è arrivata la giornata di oggi: lì ho capito subito che non ci sarebbe stato spazio per cali di tensione. Avvio complicato, contro uno specialista come Puppo. Averlo battuto in tre set mi ha dato una spinta enorme: in quel momento ho iniziato davvero a credere di poter arrivare fino in fondo”.
Secondo capolavoro: la semifinale contro Bobocica…
“Mihai è una leggenda del tennistavolo, uno di quei giocatori che non mollano mai. Affrontarlo è sempre difficilissimo, e batterlo ancora di più. In competizioni secche come i Campionati Italiani riesce sempre a mettere qualcosa in più: esperienza, cattiveria agonistica, capacità di leggere ogni momento della partita. I precedenti contro di lui sono buoni, è vero, ma arrivava a Terni in grande forma, con risultati importanti anche a livello internazionale. Ricorderò a lungo la semifinale: è stata una battaglia vera, finita 4-3. Il sesto set mi era sfuggito davvero per un soffio, e lì ho dovuto trovare qualcosa dentro di me per non crollare. Vincere al settimo è stata una liberazione incredibile”.
E poi la finale contro il campione in carica Oyebode…
“Contro Johnny ho sempre sofferto. Ha un gioco che mi mette in difficoltà, mi porta fuori ritmo. Sapevo benissimo che sarebbe stata una battaglia, punto su punto, e che ogni scambio avrebbe richiesto la massima attenzione. In finale non puoi permetterti distrazioni: ho cercato di restare lì, concentrato, senza pensare troppo al risultato. Solo giocare, lottare, e crederci fino in fondo”.
Dediche particolari?
“Sicuramente a mamma e papà: loro ci hanno sempre creduto. E poi ai miei nonni, in particolare a mio nonno, che mi ha sempre spinto ad allenarmi con un obiettivo chiaro: vincere questo titolo. Oggi sento che una parte di questa vittoria è anche sua”.
In panchina hai avuto Leonardo. Da oggi siete i fratelli degli scudetti in singolare: tre titoli lui, uno tu. Che ne pensi?
“Leo è stato fondamentale. Averlo a bordo campo mi ha dato sicurezza nei momenti più difficili. Lui ha già vinto tre volte i Campionati Italiani Assoluti, ha un’esperienza enorme e sa perfettamente cosa dirti in certe situazioni. Condividere tutto questo con lui rende il titolo ancora più speciale”.



