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Coumba Freide TT Aosta gruppoLa tappa in Valle d'Aosta del tour che ha  l'obiettivo di conoscere meglio alcune delle società impegnate nel progetto Scuole di Tennistavolo coinvolge il Coumba Freide Tennistavolo Aosta. L'associazione, guidata da Remy Curtaz, nel 2019 ha raggiunto il primo quarantennio della sua storia.

Ciao presidente, 40 anni ininterrotti di attività non sono un traguardo da tutti ...

«Ogni giorno profondiamo il nostro massimo sforzo per continuare il lavoro, anche se le difficoltà non mancano mai. Tutto è iniziato nel 1979, quando l'allora parroco di San Bernardo a Signayes don Antonio Proment, che era molto appassionato, fondò il Coumba Freide Tennistavolo come ramo della Polisportiva Coumba Freide. Per anni la società ha avuto la sua sede presso la casa parrocchiale di Signayes, ma anche dopo il suo spostamento ad Aosta è sempre rimasto forte il legame con il suo fondatore, che è scomparso nel 2015».

Qual è stato il passaggio successivo?

«Nel 2007 è avvenuta la trasformazione nella forma attuale di Associazione Sportiva Dilettantistica e i cinque soci che hanno firmato l'atto costitutivo sono stati Lorenzo Appolonia, Alberto Chittolina, Luca Berthod, il sottoscritto e Riccardo Vailati. Per 30 anni la persona di riferimento è stato il presidente Appolonia, che, oltre a gestire la società, ha sempre seguito i ragazzi come tecnico. Nel 2016, con l'inizio del quadriennio olimpico, si è dimesso e ha preso in mano la situazione il nuovo direttivo, composto in prima battuta da me e da Luca Berthod, vero pilastro storico del sodalizio, e dal nuovo vicepresidente Danilo Lussana».

Tu da quando sei in società?

«Ho cominciato a giocare più o meno seriamente nel 2002 nel Tennistavolo Aosta, che dopo poco ha chiuso, provocando l'esodo di diversi atleti, me compreso, verso il Coumba Freide».

L'anno scorso avete festeggiato il quarantennale?

«Avremmo voluto, poi è iniziata la stagione e abbiamo rinviato al 2020. Il Covid-19 ha mantenuto in sospeso il nostro proposito. Ormai organizzeremo la festa quando avremo risolto definitivamente alcune situazioni d'incertezza, che ci complicano un po' la vita».

Qual è stato il punto più alto della vostra storia?

«Anche negli anni d'oro, nei quali le società valdostane rincorrevano la ricerca di risultati agonistici di alto livello, che hanno fruttato anche uno scudetto femminile con la Pink Cervino Valle d'Aosta nel 2001, la Coumba Freide ha sempre anteposto l'aspetto sociale e investito le risorse non per pagare gli atleti, ma per formare i giovani. Il nostro miglior risultato rimane quindi la partecipazione al campionato di C1. Nella stagione 2001-2002 vi hanno giocato Chittolina, Luca Perazzone e Berthod (da sinistra a destra nella seconda foto, ndr). Berthod, Chittolina e Vailati sono tornati in quella serie nel 2005. Un'altra promozione dalla C2 è avvenuta nel 2010, per merito di Marco Cometto, Perazzone, Antonio e Angelo Bosco, Berthod, Francesco Agnolin e Vailati. Nello stesso anno, purtroppo, Chittolina è mancato a soli 36 anni per un male incurabile, e nell'aprile del 2011 a Verres si è svolto un torneo in sua memoria, disputato dalle squadre valdostane e piemontesi nelle quali Alberto aveva militato. L'ultima salita in C1 risale al 2012, grazie a Giuseppe Raso, Perazzone, ai due Bosco e ad Agnolin. In passato c'è stata anche una compagine di C femminile, ma è durata pochissimo».

Coumba Freide TT Aosta in C1 nel 2001 2002 da sinistra Alberto Chittolina Luca Perazzone e Luca BerthodChi è stato il migliore prodotto del vostro vivaio?

«Perazzone è forse stato il giocatore fatto in casa che si è spinto più avanti in classifica. È stato un buon quarta categoria e un terza bassa, che riusciva a uscire dalla Regione e ad andarsela a giocare con i piemontesi. A livello giovanile possiamo ricordare Riccardo Battistini, convocato per alcuni stage nazionali giovanili alla fine degli anni '80, oltre a Raso e ad Agnolin, che hanno invece ottenuto qualche buon risultato nei Gran Prix interregionali».

Ora quanti team avete?

«Uno nel campionato di C2 Valle d’Aosta , uno in D2 e uno in D3 Piemonte (la squadra nella terza foto, da sinistra Matteo Cosentino, Stefania Latina e Andrea Rolando, ndr)».

Quanti sono i vostri tesserati?

«Sono circa 20, di cui più della metà giovani, nati dal 2005 al 2009. Hanno tutti partecipato al Gran Prix Giovanile piemontese, con risultati soddisfacenti. Fra loro ci sono l'interessante 15enne Leonardo Monegato e due giovani dalle buone qualità come Leonardo Venturotti ed Etienne Curtaz. È appena diventato senior  il 18enne Davide Tamborin, altro ragazzo cresciuto da noi che, pur difettando di continuità, ha già dimostrato di poter competere con atleti di buon livello. Gli associati sono invece una trentina, che vengono in palestra per giocare fra loro con finalità amatoriali e dunque non fanno agonismo. Una buona parte di questi è costituita da Over 60».

A cosa puntate?

«Abbiamo intenzione di aumentare ulteriormente di numero, essendo l'unica associazione pongistica ancora esistente nel raggio di 30-40 chilometri da Aosta. All'inizio degli anni 2000 in Valle d'Aosta esistevano più di 10 società, con diverse squadre che militavano nelle maggiori serie nazionali. Di tutto quel movimento non è rimasto quasi nulla, mentre la Coumba Freide continua la sua missione di avvicinamento alla disciplina e di aggregazione sociale. Stiamo cercando di mantenere e consolidare quella che riteniamo sia per noi la "mission" principale, ovvero che lo sport di base debba prima di tutto insegnare valori educativi, che comprendono lo sprito di gruppo, la condivisione, il rispetto delle regole, l'impegno, la tolleranza e l'inclusione. Tutti aspetti che nel tempo possono senz’altro portare anche a risultati agonistici degni di nota».

Fra le situazioni incerte, cui accennavi prima, c'è anche quella dell'impianto?

«Abbiamo sempre potuto disporre della palestra "Franco Assale" di via Liconi, una struttura con diversi problemi di proprietà del Comune di Aosta, che, tra l'altro, non ci ha mai dato una vera opportunità di crescere. Basti pensare che avevamo a disposizione soltanto dalle quattro alle sei ore alla settimana, veramente troppo poche per poter portare avanti un'attività che abbracciasse target diversi. Ora abbiamo deciso di rimanere lì solo per le gare di campionato della domenica e di cercare una soluzione alternativa».

L'avete trovata?

«Abbiamo reperito un magazzino in affitto, a un prezzo che riteniamo sostenibile, nonostante un inevitabile aumento rispetto alle cifre delle scorse stagioni, di quasi 300 metri quadrati di superficie. Si trova nella zona dell'Amérique, vicino all'aeroporto. Abbiamo già portato i tavoli, a regime ce ne starebbero sei, che con le restrizioni per il COVID-19 scendono a quattro. A metà ottobre dovremmo essere completamente operativi e partiremo con questa nuova avventura. Sarà un investimento importante, anche dal punto di vista finanziario, ma crediamo fortemente che avere una casa in cui accogliere gli appassionati sia fondamentale».

La disponibilità costante della struttura potrebbe agevolare la vostra attività promozionale?

«Assolutamente. Potremo spingere maggiormente il nostro impegno nelle scuole, avendo l'opportunità di garantire degli spazi, che prima non avevamo, a eventuali studenti che fossero interessati a imparare il nostro sport. Nelle nuove condizioni, anche la partecipazione a manifestazioni che abbiamo sempre frequentato, organizzate dal Coni e dal Comune, potrebbe sortire risultati più soddisfacenti».

Coumba Freide TT Aosta squadra di D3Chi saranno gli allenatori che lavoreranno in palestra?

«Non siamo stati fortunati, perché quando ci siamo insediati come direttivo abbiamo coinvolto un'allenatrice esperta, l'armena Yulia Andriyan, che si era trasferita in Valle d'Aosta per lavoro. Purtroppo per noi, dopo pochi mesi ha dovuto seguire il marito, che aveva trovato un impiego in Germania. Ora io e Berthod stiamo frequentando il corso per tecnico di base e, sostenuti da grande passione, cercheremo di essere utili a tutti. Con questa nuova sistemazione contiamo anche di attirare qualche altra risorsa».

In passato avete organizzato degli stage per i vostri ragazzi?

«Ne abbiamo ospitati alcuni nel 2019, con la partecipazione del campione paralimpico Amine Kalem e del tecnico federale Levon Zakaryan. Esperienze che ci piacerebbe senz'altro ripetere e portare avanti ».

Quali sono gli intendimenti alla base della vostra adesione al progetto Scuole di Tennistavolo?

«Io, Berthod e Lussana, che siamo coinvolti nel corso tenuto dai tutor federali, siamo sicuri che l'iniziativa potrà trasmetterci delle conoscenze che miglioreranno la nostra formazione e ci consentiranno di strutturarci meglio al nostro interno. In Valle uno dei problemi che sentiamo in modo particolare è l'isolamento geografico. Fatichiamo a incontrare altre realtà e, dunque, se si riuscisse a creare una rete fra le varie Scuole, per noi sarebbe molto produttiva. Ci gioverebbe molto, per esempio, uno scambio di esperienze con i tecnici delle altre associazioni e la possibilità di mandare alcuni giovani a fare esperienza in altre Scuole, per confrontarsi con i loro coetanei».

Quali argomenti del corso hanno destato maggiormente il vostro interesse?

«In generale tutti gli aspetti da curare per migliorare la professionalità di una società. Mi ha colpito l'enfasi posta sull'importanza soprattutto di creare qualcosa che sia sostenibile e duri nel tempo e sul concetto che il lavoro serio sia destinato a pagare. La suddivisione dei compiti, che agevola il lavoro di tutti e giova al funzionamento complessivo, ci porterà a coinvolgere più persone al nostro interno. Abbiamo già delegato la comunicazione sui social al nostro amatore  Mohamed Ahmed Alì. Per quanto riguarda la parte relativa all'allenarsi per competere e per vincere, siamo ancora un po' lontani, anche se vogliamo arrivarci».

La vostra Scuola che caratteristiche avrà?

«Il nostro obiettivo principale sarà quello di essere polo attrattivo per la disciplina del tennistavolo in Valle d’Aosta. D’altronde siamo l’unica società della Regione a coltivare un settore giovanile, a promuovere il gioco amatoriale e a partecipare ai campionati con squadre composte da giocatori residenti. Crediamo molto nell’aspetto sociale dell’attività, sia fra gli adulti sia fra i giovani. Chiaramente cercheremo di progredire anche nell’aspetto tecnico e organizzativo, migliorando le nostre competenze attraverso la partecipazione ai corsi e ai seminari organizzati dalla Federazione».