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TT Arengario Monza 2Il Tennistavolo Arengario Monza porta avanti una tradizione pongistica che nel capoluogo brianzolo ha scritto pagine importanti negli anni '70 e '80, con gli Amici di Antonio Villa e dal 1985 con la Corona Ferrea. Nel presente della società presieduta da Claudio Nava c'è anche un notevole impegno nell'ambito del progetto Scuole di Tennistavolo.

Presidente, partiamo dalle origini?    

«La Corona Ferrea del presidente Roberto Savoia, in realtà, è nata nel 1995, ma è subentrata a un'altra società, il Tennistavolo Desio, che esisteva da dieci anni prima. Ha un po' fatto la storia del tennistavolo monzese, disputando una dozzina di campionati di serie A2. Quando sono entrato io, nel 2001, partecipava per la seconda stagione consecutiva alla A, che era suddivisa in tre gironi>.

Qualcosa è cambiato dopo la morte di Savoia?

«La scomparsa improvvisa della vera anima dell'associazione, avvenuta nel 2006 per motivi di salute, ha segnato l'inizio del suo declino, sia in termini di partecipazione ai campionati, anche se negli anni successivi le squadre di vertice erano ancora iscritte alla B1 e alla B2, sia sul fronte organizzativo».

Qual è stato il tuo ruolo nella Corona Ferrea?

«Quando sono arrivato avevo un'esperienza pongistica che derivava dalla frequentazione dell'oratorio e dei villaggi turistici. Lì ho cominciato a praticare il tennistavolo vero e ho anche giocato in serie minori. Non avevo uno spirito agonistico particolarmente spiccato e quasi subito il tecnico Stefan Stefanov, che ha contribuito in modo determinante, con il suo lavoro, ai successi del club, mi ha coinvolto come suo aiutante nel seguire i ragazzini. Da lì è iniziata la mia storia come allenatore. Ho frequentato i corsi della FITeT di tutti e tre i livelli e sono diventato maestro».

Quando è nato l'Arengario?

«Nel 2014, ispirandosi ai valori della Corona Ferrea, anche se noi eravamo più piccoli e con obiettivi molto meno ambiziosi. Arengario è il Palazzo Comunale di Monza, ma in realtà  è un nome medievale che si riferisce a qualsiasi sede municipale  e dunque non è legato esclusivamente alla nostra città. Sono stato il socio fondatore e da allora ho svolto il ruolo di presidente e non solo. Nel tempo sono entrati anche il mio vice Giorgio Finazzi e il segretario Athos Mariani».

Qual era il vostro obiettivo?

«Raccogliere l'eredità dei valori della Corona Ferrea e dare la possibilità a tutti di praticare il nostro sport. All'inizio abbiamo accettato chiunque come socio, successivamente abbiamo dovuto cambiare un po' filosofia, per i vincoli conessi agli spazi a nostra disposizione. Abbiamo una palestra nella quale, in condizioni normali, trovano posto cinque o sei tavoli. Facevamo fatica a seguire tutti e allora a un certo punto abbiamo deciso di accettare solo coloro che desiderassero fare dell'agonismo o quantomeno frequentare uno dei nostri corsi. Oggi abbiamo 45 soci e 42 tesserati».

Dove vi allenate e giocate?

«All'interno del centro polisportivo comunale SportPark, di via Alfieri 32 a Vedano al Lambro, che viene concesso in gestione, esiste una piccola palestra dedicata soltanto al tennistavolo. Stipuliamo con i gestori un contratto ogni anno. In questo periodo, a causa del Covid-19, possiamo montare al massimo tre tavoli. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione la struttura dal lunedì al venerdì, dalle ore 16 alle 23, e dunque abbiamo la possibilità di far ruotare parecchie persone, organizzando dei turni. Il sabato pomerigio o la domenica mattina ospitiamo lì le partite di campionato delle serie D2 e D3. Per gli incontri di C1, C2 e D1 utilizziamo, invece, il palazzetto del centro sportivo NEI a Monza».

Nel 2014 da quale campionato siete partiti?

«Dalla D1 e poi nella stagione 2017/2018 abbiamo acquisito dalla Corona Ferrea, che ha terminato la sua attività, il diritto relativo alla C1 e anche ad alcune altre serie inferiori. Attualmente abbiamo una compagine iscritta ai campionati nazionali, la C1 appunto, e sette ai regionali, una C2, due D1, tre D2 e una D3».

Chi sono i vostri moschettieri in C1?

«Nell'ultima stagione, al momento della sospensione, a tre giornate dalla fine, eravamo terzultimi. A ottenere il rendimento migliore, con il 53,3%, è stato Marco Rigo, che nel 2017 a Malaga, in Spagna,  ha conquistato il titolo mondiale degli atleti trapiantati. Suoi compagni sono stati Enea Coslovich, Alioscia Marchi, Alessandro Ciceri e Andrea Ferrari, tutti giocatori di grande esperienza».

Svolgete attività promozionale?

«Cerchiamo sempre di essere presenti a manifestazioni che ci possano consentire di far conoscere meglio il nostro sport, come il Festival dello Sport o i Camp multisport che il Comune di Monza organizza tutte le estati per quasi due mesi. Recentemente abbiamo individuato tutte le scuole elementari nel raggio di 10 km rispetto al centro di Vedano al Lambro e abbiamo distribuito delle locandine e dei manifesti della nostra società. Purtroppo quest'anno l'emergenza sanitaria c'impedirà di tenere dei corsi per i più giovani, avendo solo tre tavoli a disposizione»

Come avete recepito la proposta federale relativa alle Scuole di Tennistavolo?

«Con grande curiosità, essendo un progetto nuovo. Mi ha catturato l'attenzione che viene dedicata, oltreché ai tecnici, al ruolo dei dirigenti. Gli incontri di formazione con i Tutor mi stanno accendendo una serie di lampadine e, se avessi potuto contare precedentemente su tutti gli insegnamenti che sto ricevendo, il mio compito di presidente in questi anni sarebbe stato sensibilmente agevolato. La suddivisione sistematica delle mansioni è un aspetto che mi trova molto sensibile, essendo spesso costretto a fare il factotum».

C'è una tematica che finora ti abbia particolarmente interessato?

«Solo per fare un esempio, il considerare la società sportiva come una piccola azienda è qualcosa alla quale non avevo mai pensato e che mi ha aperto un mondo. Con il mio compagno di avventura Finazzi, che condivide con me l'attività dirigenziale e tecnica, vogliamo fare crescere la nostra associazione e siamo convinti che questo progetto possa aiutarci a raggiungere questo traguardo. Esiste veramente la possibilità di migliorare in ogni settore. Sto già mentalmente lavorando per identificare nuove persone che potrebbero, con il loro coinvolgimento, darci una mano a progredire».

Quale sarà il target della vostra Scuola?

«I nostri agonisti e ciò che sia io sia Giorgio vorremmo ottenere è una maggiore consapevolezza da parte loro dell'importanza dell'allenamento, per poter poi organizzare, sulla base di un loro maggior impegno, delle sessioni che siano più strutturate e che approdino a risultati migliori».

Qual è il tuo sogno riguardo al lavoro in palestra?

«Mi piacerebbe avere un tecnico fisso e due sparring, ma questo proposito al momento si scontra con le risorse economiche su cui possiamo contare».