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Frandent Group Cus Torino A2 22019 2020La sua richiesta di disputare la serie A1 è stata accettata e dunque il Frandent Group Cus Torino nella prossima stagione sarà nuovamente al via nel massimo campionato maschile, che lo ha visto grande protagonista nel recente passato, grazie alla conquista di due scudetti nel 2011 e nel 2015.

Presidente Riccardo D’Elicio, com’è nata l’idea di fare domanda di ammissione in A1?

«Ci abbiamo pensato quando abbiamo saputo che avremmo potuto tesserare Francesco Calisto, che è al secondo anno di Fisica all’Università di Torino. Avevamo già in squadra Davide Ferrero, che sta studiando Medicina e Chirurgia, Andrea Corazza, che frequenta Ingegneria Chimica, e Lorenzo Cordua, che sosterrà il test di accesso a Scienze Motorie. Anche Romualdo Manna, che giocherà a farà il tecnico, è studente alla SUISM. Proprio lui mi ha segnalato l’opportunità di presentare la nostra candidatura. Ho svolto un’analisi dei costi e mi sono reso conto che il progetto era sostenibile. C’era dunque la possibilità di realizzare il mio sogno di avere un team tutto universitario in A1 e non ci siamo tirati indietro. Sono grato alla Federazione per avere accettato la nostra richiesta».

In un momento come questo, in cui le difficoltà sono acuite dall’emergenza sanitaria, invece di desistere rilanciate?

«Si concretizza un piccolo miracolo, che incarna la nostra filosofia di affiancare lo studio d’eccellenza allo sport di alto livello. Mi piace sempre affermare che, grazie anche alle borse di studio Agon, sostenute, al nostro fianco, da Università e Politecnico di Torino, ai nostri atleti garantiamo un pezzo del loro futuro, agevolandoli economicamente nel loro percorso accademico. La carriera sportiva ha una sua durata  e dopo vogliamo che i nostri ragazzi abbiano delle vite di successo anche in ambito lavorativo».

Con quali obiettivi andrete in campo?

«C’impegneremo al massimo per portare avanti il nostro percorso di crescita, convinti che lo sport costituisca una palestra di vita e uno strumento di formazione per i nostri giovani. Vogliamo che migliorino e che magari in un domani possano dare il loro contributo dal punto di vista tecnico alla nostra struttura, che oggi può contare anche su professionisti del calibro di Vladimir Sych e Aldo Vassarotto, coadiuvati dallo stesso Corazza».

Gli sponsor continuano a credere in voi?

«Devo ringraziare Frandent Group e Agila, che ci hanno confermato il sostegno. Hanno sposato il progetto, che rappresenta il sistema universitario torinese, e i nostri valori umani e sportivi. Siamo felici che imprenditori così illuminati condividano i nostri messaggi».

Il vostro impegno pongistico è a 360 gradi.

«Naturalmente e la dimostrazione è il coinvolgimento di Cordua nella squadra di A1, dopo che ha già dimostrato di essere in grado di farsi valere in A2. Si tratta, a soli 20 anni, di uno degli atleti di riferimento del settore paralimpico italiano, che ha le carte in regola per qualificarsi ai Giochi di Tokyo del prossimo anno. A mio parere è un esempio per tutto il nostro movimento. Attorno a lui abbiamo costruito un team paralimpico che nelle scorse stagioni ci ha regalato parecchi titoli tricolori. Un altro fiore all’occhiello della nostra attività».

Investite molto anche nel settore giovanile?

«Assolutamente sì e al nostro interno sta diventando sempre più bravo un classe 2006 come Giacomo Allegranza, che fa parte del Progetto Italia ed è uno dei prospetti più interessanti che abbiamo in Italia. È anche un bravo studente ed è sorretto da una grande passione. Durante il lockdown ha sofferto molto l’inattività e appena è stata riaperta la possibilità di viaggiare è andato a Bojano, per allenarsi nella palestra che Manna ha allestito a casa sua. A proposito ho chiesto a Manna, che è anche il nostro direttore tecnico, di fare esordire Giacomo in A1, quando ci sarà l'occasione. Per lui sarà certamente una fantastica esperienza».

Cosa si attende, al di là dell’aspetto agonistico, dal progetto A1?

«Che rilanci i nostri rapporti con le scuole. Abbiamo già sottoscritto due accordi per fare attività mirata di tennistavolo nelle elementari. Guardiamo insomma al futuro con grande ottimismo».

Come vi ponete nei confronti degli amatori?

«Abbiamo in palestra magistrati, industriali, dirigenti di banca e questo significa che il tennistavolo attira un tessuto sociale di alta qualità».

Cosa è rimasto dei due scudetti?

«Sono stati dei risultati straordinari, che hanno gettato dei semi importanti e hanno consentito alla nostra sezione di diventare la solida realtà odierna, capitanata da un uomo come Adriano Muzio, che ha fatto la storia di questo sport come atleta e dirigente e continua a dedicargli tempo ed energie con l’entusiasmo di un ragazzino. Il presente e il futuro passano attraverso una giovane come Francesca Iebole, che sta esibendo ottime doti nella gestione della sezione e mi piacerebbe prossimamente vedere coinvolta in un ruolo dirigenziale anche a livello nazionale. Non potrei poi mai dimenticare due persone preziose come Edoardo Ferrero e Alberto Tavani».

Tornerete a sognare il tricolore?

«Chissà, inserendo magari uno straniero di spessore, potremmo farci un pensierino. Attualmente siamo orgogliosi di questo progetto che, anche in altre discipline, essendo la Polisportiva più grande d’Italia, privilegia lo sport e lo studio e ci permette di emergere. È un modello che c’invidiano in tutta la Penisola».

Nella foto il Frandent Group Cus Torino 2019-2020, da sinistra il tecnico Vladimir Sych, Lorenzo Cordua, Davide Ferrero e Romualdo Manna