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Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 squadra azzurra maschile medaglia doroTre medaglie ai Giochi del Mediterraneo di Taranto e, nel celebrare una delle pagine più belle del tennistavolo azzurro, un nuovo capitolo per Lorenzo Nannoni. Il tecnico toscano, dopo oltre vent’anni vissuti praticamente dentro le Nazionali, resta nella famiglia FITeT, ma cambia ruolo e modo di vivere il suo impegno federale. Una scelta dettata soprattutto da esigenze familiari, che non spezza però quel filo azzurro iniziato nel 2001.

Trionfi e commozione. Le medaglie conquistate dall’Italia ai Giochi del Mediterraneo hanno un peso importante. Perché dietro un oro, un argento e un bronzo non ci sono soltanto tre podi: ci sono anni di sacrifici, palestre, viaggi, allenamenti infiniti e sogni coltivati lontano dai riflettori. E c’è soprattutto la certezza che il tennistavolo azzurro, oggi, può guardare al futuro con gli occhi di chi sa di essere cresciuto. L’oro della squadra maschile resterà a lungo nella memoria. Oyebode, Puppo, Rossi e Mutti hanno scritto una pagina mai scritta prima: la prima vittoria dell’Italia nella gara a squadre maschile ai Giochi del Mediterraneo. Quando è risuonato l'Inno di Mameli a Taranto, il cuore del movimento ha avuto un sussulto.

“I trionfi ai Giochi del Mediterraneo ci hanno regalato forti emozioni e infinite soddisfazioni”, racconta il presidente della FITeT, Renato Di Napoli. “I quattro Moschettieri azzurri sono stati fantastici e hanno agitato i cuori dell’Italia pongistica”. Ma la festa azzurra non si è fermata all’oro. Le ragazze hanno conquistato un argento di enorme valore con il quartetto rosa Arlia, Monfardini, Piccolin e Carnovale. Poi è arrivato il bronzo nel doppio misto, firmato da Oyebode e Monfardini. Tre medaglie, tre fotografie della stessa Italia. Una squadra maschile capace di entrare nella storia, una formazione femminile capace di lottare fino all’ultimo punto e una coppia mista capace di salire ancora sul podio.

“Grandissimi tutti, ottimo il lavoro dei Ct Nannoni e Del Rosso, dell’intero organico, di tutti i componenti dello staff azzurro”, sottolinea Di Napoli. E allora quell’Inno di Mameli non è stato soltanto un momento da celebrare. È stato il suono di un percorso. “I risultati arrivano anche a livello assoluto, non soltanto nelle competizioni giovanili. È la conferma che il lavoro paga e che siamo sulla strada giusta”.

Ed è proprio dentro questo percorso che si inserisce il nuovo capitolo professionale di Lorenzo Nannoni. Mentre l’Italia festeggia una delle sue pagine più belle, il tecnico toscano decide di cambiare passo, restando comunque tra i tecnici della FITeT. Non perché sia finita una storia, ma perché, dopo cinque lustri vissuti praticamente dentro la Nazionale, è arrivato il momento di riappropriarsi di una parte della propria vita. Nannoni ha chiesto di poter tornare nella sua Toscana per esigenze familiari. La Federazione ha accolto la richiesta e ha trasformato il suo contratto da tempo pieno a part time.

Presidente Renato Di Napoli ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026Da oggi il suo nuovo punto di riferimento sarà Prato. Qui seguirà quotidianamente gli azzurrini inseriti nel progetto federale e, contemporaneamente, lavorerà con il club locale. Una nuova vita professionale, senza però spezzare quel filo azzurro che dura dal 2001. “Soddisfatto di questo accordo”, racconta lo stesso Nannoni. “Sono di San Giovanni Valdarno e in 40 minuti d’auto quotidianamente sarò a Prato per seguire le varie attività della FITeT e del Prato Tennistavolo. Ringrazio la Federazione per aver assecondato la mia richiesta”.

Dietro la scelta di Nannoni non c’è soltanto una questione professionale. Ci sono sacrifici condivisi con chi gli è stato accanto mentre lui allenava, viaggiava, preparava partite e viveva per l’azzurro. “Sarò riconoscente a vita alla FITeT per aver scommesso su di me nel 2005”, aggiunge Nannoni. “Forse allora non meritavo una chance così importante. In quel periodo Di Napoli era vicepresidente e Matteo Quarantelli direttore tecnico. Ero reduce da ottime annate con il Villa D’Oro Modena, ma con la Nazionale avevo tutto da imparare”. Dal 2001 nel mondo federale e dal 2005 a tempo pieno, Nannoni ha occupato praticamente ogni ruolo di vertice sulle panchine azzurre: Nazionale assoluta, Under 21 e settore giovanile. Ha visto crescere generazioni di atleti, festeggiato ori continentali giovanili e accompagnato l'Italia verso varie qualificazioni olimpiche. “Vent'anni mi hanno dato tanto e permesso di fare esperienze uniche: la gestione degli atleti, i rapporti con le società e le famiglie. Dal canto mio non mi sono mai risparmiato, anche dal punto di vista dei sacrifici chiesti alla mia famiglia. Allenare e vivere a tempo pieno nei centri federali, prima a Formia e poi a Terni, ti toglie ogni possibilità di vita personale. Sentivo il bisogno di riavvicinarmi alla mia famiglia, ecco perché il mio contratto con la FITeT si trasforma da tempo pieno a part time”.

Una scelta, dunque, che cambia la quotidianità, ma non il legame con il movimento azzurro. Nannoni lascia un ruolo per assumerne uno diverso, continuando a mettere esperienza e competenza al servizio della Federazione. E l’ultimo pensiero è proprio per i suoi ragazzi: “Auguro a tutti gli atleti del giro azzurro di conquistare sul campo il salto di qualità definitivo. Tecnicamente e fisicamente non hanno nulla da invidiare a chicchessia. Sono giovani, alcuni giovanissimi. Ho avuto un rapporto speciale con tutti loro. E comunque sono e resto un tecnico della FITeT, anche se con un ruolo diverso”.

Le tre medaglie di Taranto raccontano dunque non soltanto un risultato, ma la solidità di un movimento che cresce. E dentro quella fotografia azzurra c’è anche Lorenzo Nannoni: una figura che cambia posizione, ma non smette di essere parte della storia del tennistavolo italiano.

A cura di Fabio Paci

Le foto della Nazionale azzurra e del presidente Renato Di Napoli sono di Giuseppe Di Carlo