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John Oyebode secondo classificato al WTT Feeder Senec 2026Al WTT Feeder Senec John Oyebode (n. 135 del ranking mondiale), testa di serie n. 15, ha sfiorato l’impresa di diventare il primo italiano a vincere un torneo del World Table Tennis. Alla sua prima finale è stato battuto per 3-2 (9-11, 11-8, 6-11, 11-9, 8-11) dal francese Joe Seyfried (n. 57), n. 2 del seeding..

Il transalpino dal 2-2 si è portato sul 7-2 ha subìto il recupero sul 7-4 e dall’8-4 sull’8-6 e si è procurato quattro set-point (10-6), sfruttando l’ultimo. Nel secondo parziale l’azzurro dallo 0-3 ha ribaltato la situazione (5-3) e dal 5-4 ha allungato sul 7-4. Ha avuto tre palle set (10-8) e la seconda gli ha sorriso.

Alla ripresa del gioco Oyebode è risalito dal 2-4 al 4-4 ed è stato nuovamente staccato (4-7). Ha rimesso l’avversario nel mirino (6-7), ma ha ceduto i quattro scambi successivi. Il sardo ha reagito ancora (4-1), dal 5-2 è stato appaiato (5-5) e dal 6-6 è tornato in testa (8-6). Si è guadagnato due set-point (10-8) e alla seconda si è andati alla “bella”.

Oyebode ha cambiato campo sul 5-2 ed è stato raggiunto (5-5). Ha riassunto il comando (7-5) e non ha concretizzato una retina a favore, cedendo poi cinque punti consecutivi (7-10). Al secondo match-point Seyfried ha chiuso i conti, mostrando con le dita il numero tre, come i titoli conquistati in carriera. I primi due erano stati a fine 2025 a Düsseldord e a Parma.

«Peccato - commenta Oyebode - è stata una grande battaglia e mi dispiace che sia finita così, per come si era messa. La vittoria mi avrebbe garantito l’ingresso per la prima volta fra i primi 100 e può darsi che ce la faccia lo stesso. Sono arrivato in finale, dopo che la settimana scorsa ero uscito a primo turno in Repubblica Ceca, e da questo punto di vista non posso che essere soddisfatto. Rispetto alla  prima patita contro Seyfried dello scorso anno a Zagabria, l’obiettivo era di muoverlo il più possibile in risposta e quando serviva lui di giocare un flip dall’angolo del rovescio. Dovevo tenere il pallino del gioco in mano. L’alternativa era di tenergliela corta nell’angolo del diritto, dove lui faceva fatica. La partita si è svolta molto su servizio e risposta. La tattica era di farlo giocare sempre scomodo, tirando colpi di qualità. Qui la pallina prende tanto spin e volevo mandarlo fuori giri sulla prima. Bisognare poi servire lungo, cosa che però ho fatto poco. Sul 7-7 alla “bella” ho avuto il coraggio di farlo e mi è uscita di poco. Penso che alla fine siano stati decisivi i pochi punti in più che ha conquistato sul mio servizio. Va bene, comunque, è stata la mia prima finale e mi auguro di poterne disputare altre. La mia sensazione è che possa giocare ancora meglio e questo mi fa ben sperare».

Alla “bella” la partita pareva nelle mani dell’azzurro: «Sul 4-2 la pallina gli è rimbalzata male a lui si è un po’ innervosito. Ho cambiato campo sul 5-2 e ho pensato mentalmente di avere un vantaggio. Nello scambio successivo, però, avrei dovuto essere più aggressivo e invece gli ho dato la possibilità di ritornare. Anche dopo il punto del 7-5 ero ottimista. Ho preso la retina, lui è stato bravo a recuperare la palla corta e alla fine ho sbagliato. Se avessi fatto il punto dell’8-5 per lui sarebbe stata durissima. Nel complesso sono contento del mio torneo. Per la prima volta ho vinto molte partite di seguito. Nei sedicesimi contro lo sloveno Hribar ho fatto molta fatica, anche se non lo soffro come giocatore, dovevo adattarmi alle condizioni di palline e di tavolo. Sono veramente felice di aver battuto il giapponese Kawakami, il campione del mondo in carica Under 19 a 16 anni. Quella partita mi spaventava molto, lui è fortissimo e fra qualche anno lo troveremo nei primi dieci del mondo. Ho fatto valere la mia determinazione e la voglia di vincere. Non temevo invece la sfida contro l’australiano Luu, testa di serie n. 1, perché è un giocatore molto pulito e che non varia molto. Il match che ho dominato di più è stato la semifinale contro Pistej, che, per come si è sviluppato l’incontro, non aveva molte armi per battermi. Dopo aver trascorso un periodo intenso, con i playoff in Francia e il torneo a Havirov, sono arrivato qui e, guardando il tabellone, ho pensato di avere le mie chance. Puntavo a raggiungere i quarti di finale, invece, ho dimostrato a me stesso che posso competere con tutti. Sono fiero di ciò e sento che sono sulla buona strada».

Ora John si aggregherà al Centro Tecnico di Terni ai compagni Matteo Mutti, Tommaso Giovannetti e Danilo Faso e al tecnico Lorenzo Nannoni, per gli ultimi giorni di preparazione ai Mondiali a squadre di Londra della prossima settimana: «Arriverò in Inghilterra con un ottimo spirito, sarà la mia prima rassegna iridata e farò il massimo per dare il mio contributo alla causa e progredire ancora in classifica. Ho 24 anni, non sono un ragazzino, ma sento di avere ancora del tempo davanti per migliorare. Voglio qualificarmi alle Olimpiadi di Los Angeles e soprattutto, una volta lì, essere competitivo. Sono molto ambizioso e sono sicuro di potercela fare».