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WTT Feeder Otocec 2026 Mihai Bobocica secondo sul podioAlla sua prima finale il 39enne Mihai Bobocica (n. 208 della classifica mondiale) al WTT Feeder Otocec è stato battuto per 3-0 (4-11, 4-11, 8-11) dal 34enne svedese Mattias Karlsson, attuale n. 110, ma con un best ranking di n. 7 dell’agosto 2019, anno in cui ha conquistato la medaglia d’argento ai Mondiali di Budapest. Al suo attivo ci sono anche i titoli europeo a squadre e iridato e continentale di doppio.

Bobocica, guidato in panchina da coach Lorenzo Nannoni, è scattato sul 2-0 ed è stato superato (2-4), ha recuperato (4-4) e ha subìto un decisivo break di 7-0. Nel secondo parziale il lombardo è risalito da 0-2 a 2-2 e da 2-4 a 4-4 e ha nuovamente perso sette scambi consecutivi.

Nella terza frazione Bobocica è partito bene (3-0), è stato sorpassato (3-4), dal 4-4 ha ancora inseguito (4-6), dal 5-7 è tornato a condurre (8-7) e ha perso i quattro punti successivi e anche il match.

Si è conclusa per lui una settimana strepitosa, nella quale ha esibito un gioco brillantissimo e prevalso su tre teste di serie.

«Credevo di poter arrivare a questo punto - commenta Bobocica - in campionato sto giocando molto bene e a novembre a Gdansk avevo già raggiunto la semifinale. Quando tutti i pezzi sono al loro posto, la fiducia aumenta. Poi è chiaro che arrivi a un torneo e le difficoltà ci sono, perché bisogna abituarsi alle condizioni di gara e tutti gli avversari sono forti. I primi due turni sono stati terribili, l’inglese Samuel Walker ha giocato benissimo e l’iraniano, naturalizzato maltese, Amirreza Abbasi ha un puntino lungo, che è complicatissimo da fronteggiare. Bisognava trovare un modo e con Lorenzo in panca, un punto alla volta, ce l’abbiamo fatta. Contro i francesi Jules Rolland negli ottavi e Leo De Nodrest nei quarti e con il giapponese Kazuki Hamada è venuto fuori un ottimo livello».

Riguardo alle chiavi del gioco, «il mio servizio ha messo in difficoltà un po’ tutti e grazie a quello ho conquistato parecchi punti diretti o palline successive semplici da giocare. Hanno funzionato anche la risposta, il diritto e anche il rovescio, che è un po’ il mio punto debole. In finale ho incontrato Mattias Karlsson, che è un top player. Sono arrivato a questa partita probabilmente anche un pochino stanco e contro di lui se non si è perfetti si paga. Lui è un giocatore pazzesco fa cose che non ti aspetti e non sbaglia palline che gli altri sbagliano. Alla fine gli ho detto che per lui ho un’ammirazione incredibile. Dopo essere stato vicecampione mondiale, è ripartito dai tornei Feeder per rifarsi una classifica».

Questi risultati sono la conseguenza del duro lavoro: «Da un anno e mezzo a questa parte ho iniziato a curare tutto bene. Faccio tutto ciò che è in mio potere al massimo, dall’alimentazione alla preparazione atletica, dalla tecnica alla parte mentale. Sto pensando in grande, ho due figli e per me è molto importante dare loro un bell’esempio. Questo per me è uno stimolo in più. Sto vivendo la migliore stagione della mia vita, anche se in passato sono stato n. 54 al mondo. Allora però c’erano molti meno giocatori e il livello di tutti oggi è più alto».

A Terni la prossima settimana lo attendono gli Assoluti, dove ha conquistato sette titoli in carriera: «Vado per fare il massimo, come sto facendo, consapevolissimo che, appena abbasso la guardia, posso perdere contro quindici ragazzi, perché il livello si è alzato. Cercherò di disputare partita per partita e continuare il mio percorso di miglioramento. Qualcuno potrebbe sorridere alla mia età, ma sto dimostrando che si può fare. Purtroppo mi sono reso conto che negli ultimi due cicli olimpici il mio livello non era sufficiente. Dovevo alzarlo e non importava l’età».

Quindi l’obiettivo è Los Angeles 2028: «Sono già andato ai Giochi due volte (a Pechino 2008 e Londra 2012, ndr). Arrivarci a 42 anni sarebbe fantastico, per dare un esempio ai miei figli e ai giovani. Se il mio livello è questo penso di potercela fare e, se migliorerò, sarà ancora più possibile. Quando lavori bene, come sto facendo io, non ritengo che ci sia un limite, possono arrivare molte cose buone».