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Aldo Donda e Cristina PaisCristina Pais, cortinese di nascita e romana di adozione, e Aldo Donda, gloria pongistica del Friuli Venezia Giulia, sono entrambi nati nel 1939 e questa mattina ai Mondiali Master di Roma hanno disputato il doppio misto Over 85, per la prima volta insieme. Li abbiamo intercettati all’esterno del Padiglione 5, prima del loro ingresso in campo al tavolo 107, e ci hanno raccontato le loro storie di passione sportiva, che sarebbe bello stimolassero lo spirito di emulazione dei loro coetanei.

«Sono felice - afferma Cristina - questi sono i miei primi Mondiali Master e sono anche l’atleta italiana più anziana presente. Sono orgogliosa di avere raggiunto l’età di 85 anni e di avere ancora voglia di tenermi in forma. In realtà gioco a tennistavolo solo da 10 anni. L’ho conosciuto quando, dopo 35 anni, ho dovuto interrompere il tennis per un problema fisico. Mi sono accontentata delle palline più leggere. È piacevole, sono in una società come il Tennistavolo Maccheroni, nella quale siamo tutti amici e tutti mi vogliono bene. Mi sento un po’ la nonna di tutti. Mi alleno due volte alla settimana, per un’ora e mezza. Ogni mattina mi sveglio un po’ anchilosata, ma faccio un’ora di ginnastica e alla fine è passato tutto. Quando non sono in palestra per il ping pong, mi dedico alla cyclette e quando torno a casa mia ad Auronzo di Cadore vado in montagna in cerca di funghi e cammino lentamente anche per 4-5 ore al giorno. Alla fine dei Mondiali andrò lì in vacanza fino a inizio settembre».

Pais ieri è stata impegnata nel suo girone di qualificazione del singolare Over 85 e si è classificata terza: «Mi sono trovata bene, certo le due giapponesi sono molto brave e Akiko Hosoda è fortissima. Per me conquisterà il titolo, si vede che è nata con la racchetta in mano. Con l’altra nipponica con un po’ di attenzione avrei potuto vincere, mi sono comunque divertita. Ho dato 3-0 all’australiana Shirley Smith. Per me è importante sentirmi adeguata e competitiva, se me la posso giocare mi diverto, non importa se perdo. Mi piacciono molto le schiacciate, al carattere non si comanda».

Il suo primo approccio al tennistavolo è avvenuto, dunque, dieci anni fa: «Il primo a insegnarmi, nella palestra dello Stadio Olimpico, è stato Roberto Montaperto, che è un maestro eccezionale. Un giorno c’era anche Massimo Mottola, che mi ha fatto giocare un po’e poi mi ha invitato ad andare da loro al TT Maccheroni. Ho accettato ed è stata un’ottima scelta. Sto bene e ho vinto parecchie medaglie ai Campionati Italiani, in singolare e in doppio, ma nessun titolo».

Donda è invece frequentatore abituale dei Mondiali e questo romano è il suo settimo. «Il primo - ricorda - è stato a Rimini - nel 1986. Nel 1992 a Dublino mi sono aggiudicato il tabellone di consolazione. Ho disputato dieci edizioni degli Europei e a Porec nel 2009 con Ferdinando Carù abbiamo conquistato l’argento nel doppio Over 70. In singolare mi sono classificato quinto a Rimini nel 2022 e decimo a Budapest nel 2019. Ai Campionati Italiani Master ho totalizzato 41 titoli italiani. Sono arrivato fra i primi 15 terza categoria d’Italia. Con Sonja Milic siamo i numeri uno in Regione».

Aldo, dopo aver assaporato il ping pong all’oratorio, ha iniziato a giocarlo a 30 anni: «Ho cominciato per scherzo e non l’ho più lasciato. Allora ero direttore di un supermercato a Monfalcone e c’era un ragazzo, che lavorava da noi, che alla sera andava in sala giochi a divertirsi con il tennistavolo. Mi ha tormentato, siccome gli avevo raccontato dei miei trascorsi da ragazzino, finché mi ha convinto ad andare con lui. Mi è scoppiata la passione e stavamo fino alle due di notte a giocare. Poi sono anche diventato istruttore. Mia figlia Roberta era n. 3 in Italia. Aveva vinto il titolo tricolore a 11 anni ed era entrata nella Nazionale giovanile. Ha anche militato nell’assoluta e si è aggiudicata uno scudetto a squadre».

La felicità di essere a Roma gli si legge negli occhi: «Nel singolare sono stato sorteggiato nel Gruppo 1 e ho perso per 3-0 contro il tedesco Siegfried Lemke, il n. 1 del ranking e ho battuto per 3-1 il suo connazionale Wolf-Dieter Nistel. Ho dunque passato il girone e tornerò in campo nel tabellone giovedì. Vedremo come andrà. La mia società è il Tennistavolo Isontino e abbiamo 25 bambini e ragazzi. Li alleno anch’io e in palestra cerco anche di portare degli adulti, per aumentare il movimento. L’età avanza e avevo anche pensato di mollare, poi ho deciso di andare avanti, mi sono reso conto che il mondo del tennistavolo mi mancherebbe troppo».