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WTT Contender Doha 2023 Giorgia Piccolin e Debora VivarelliLa data fatidica dell’uscita dei ranking definitivi, per la qualificazione alle Olimpiadi di Parigi, è arrivata e le classifiche pubblicate dalla International Table Tennis Federation hanno ufficializzato la fantastica ammissione ai Giochi della 28enne bolzanina Giorgia Piccolin (n. 60 del ranking mondiale) e della 31enne caldarese Debora Vivarelli (n. 84), entrambe portacolori del Centro Sportivo Esercito.

«Questa - spiega il presidente della FITeT Renato Di Napoli - è per la nostra Federazione una giornata di grande gioia, perché la lunga rincorsa per partecipare alla rassegna a cinque cerchi si è conclusa nel modo migliore per Giorgia e Debora, alle quali vanno le mie più sincere congratulazioni. Siamo felici che i loro sacrifici, che abbiamo cercato in tutti i modi di sostenere, siano stati coronati da successo e la loro presenza a Parigi è una grande notizia per tutto il movimento, che, ai sette pass già conquistati per le Paralimpiadi, ne aggiunge ora due alle Olimpiadi. Avremo nove atleti a rappresentarci nelle manifestazioni principali del quadriennio, che, per forza di cose, questa volta si è ridotto a un triennio, a testimonianza dell’ottimo lavoro che stiamo portando avanti, e sono sicuro che questo risultato ottenuto sarà di stimolo anche per gli altri atleti, per intensificare il loro impegno, con l’obiettivo di raggiungere lo stesso traguardo nelle prossime edizioni».

Vivarelli disputerà la seconda Olimpiade consecutiva, essendo già stata ai nastri di partenza a Tokyo 2020. Piccolin sarà la prima italiana a partecipare ai Giochi, dopo essere già stata protagonista nella versione giovanile, riservata agli atleti Under 18, nel 2014 a Nanchino, in Cina.

«Andare alle Olimpiadi - commenta Piccolin - è il sogno di ogni atleta e lavoriamo per quello. Esserci riuscita è fantastico. Oltretutto tornerò a Parigi, una città nella quale sono stata per due anni con Niagol (Stoyanov, il suo compagno, anche lui in corsa per i Giochi, ndr), quando giocavo in Germania. Sono stati vissuti pienamente, perché erano quelli del Covid e in quel periodo in Italia rientravo poco. Dopo gli ottavi raggiunti al Saudi Smash, tutti mi dicevano che ero qualificata, io in realtà ho percepito quel traguardo come un bel risultato e basta. Mentalmente non mi ero resa conto che il pass olimpico fosse a quel punto ottenuto. Avevo in testa anche gli altri appuntamenti ai quali mi ero iscritta. Per esempio sono andata al torneo europeo di qualificazione di Sarajevo con l’idea di centrare l’obiettivo e ho giocato anche bene, venendo eliminata per due volte per 4-3. In Argentina ho capito che era sostanzialmente fatta, anche perché i tornei stavano finendo e mancavano più soltanto Zagabria e Ljubljana. Essere di nuovo presente alle Olimpiadi, dieci anni dopo i Giochi Giovanili di Nanchino, mi rende orgogliosa. Al momento sarei quasi nel tabellone principale, al quale parteciperanno le prime 32. Io sono n. 36, bisognerà però vedere quale sarà la classifica alla fine dei tornei che restano da disputare. Sento di avere acquisito un livello di gioco e di mentalità per riuscire a esprimermi al massimo delle mie potenzialità e dunque andrò in Francia per arrivare più lontano possibile. Con Debora faremo uno stage, sotto la guida di Elena Timina, al Centro Tecnico di Terni dal 9 al 15 luglio e poi fino al 22 saremo in Svezia per un altro raduno».

Anche Vivarelli è al settimo cielo:«Ho vissuto una situazione molto simile a quella di Tokyo, quando ad aprile 2020 ero dentro e poi si è chiuso tutto per il Covid. Questa volta dopo l’uscita nei trentaduesimi al Singapore Smash sembrava tutto sicuro e invece con il Saudi Smash mi hanno superata Giorgia e la serba Izabela Lupulesku. A Rio ho fatto bene, altrimenti mi avrebbe passata anche la lussemburghese Sarah De Nutte. Da Mendoza non è cambiato più nulla. Nel percorso tutto avrebbe potuto succedere e questo è il motivo per cui ho continuato a giocare, anche quando non avevo più energie. Non volevo avere rimpianti. Peccato, avrei potuto stare più tranquilla se a Sarajevo fossi entrata nelle prime tre nel round 2. Sono stata abbastanza vicina, ma l’uscita nei quarti mi ha costretta a volare in Sud America. Questa stagione è stata durissima, con 23 tornei, il campionato e gli impegni con la Nazionale, fra i quali gli Europei e  i Mondiali, ma è stata molto positiva, ho giocato bene e ho vinto delle belle partite. Andrò a Parigi con una consapevolezza maggiore. A Tokyo ero contenta di esserci, questa volta se riuscirò a mantenere il livello che ho avuto soprattutto negli ultimi sei mesi potrò fare meglio. Avremo anche più tempo per preparare la trasferta e sono certa che arriveremo pronte. Sono felice che, dopo Terni andremo, in Svezia, al Centro Olimpico di Eskilstuna. Oltre a noi e agli svedesi, dovrebbero esserci atleti di altre nazioni. Sarà un bel modo di avvicinarci ai Giochi, ai quali, rispetto a Tokyo, mi seguirà la mia famiglia».

La chiusura è all’insegna di un ringraziamento complessivo a due voci:«Alla Federazione, al Centro Sportivo Esercito, a Elena Timina e a tutti i tecnici che lavorano a Terni, agli sponsor, alle nostre famiglie e a tutti coloro che ci sono stati vicini in questa grande sfida, credendoci, alle volte, anche più di noi. In FITeT non vorremmo dimenticare proprio nessuno, perché ogni ufficio ha fatto la sua parte. Questo obiettivo raggiunto è un patrimonio di tutti».