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Fan Zhendong al servizioMassimo Costantini, responsabile per l'Alto Livello dell'International Table Tennis Federation, ha pubblicato sul sito dell'ITTF un articolo molto interessante sull'allenamento di un colpo importante nel gioco del tennistavolo come il servizio. Ecco il testo nella sua versione italiana:

Qualche tempo fa avevo scritto di un argomento che ha il sapore di attualità perenne: l’allenamento del servizio.

A distanza di 12 anni vorrei riprendere questo tema, in un periodo di calma assoluta che, a quanto pare, durerà almeno per un po'. Coloro che hanno la possibilità di avere un tavolo da ping pong a casa, hanno l’eccellente opportunità di utilizzare questo periodo per migliorare una delle qualità più essenziali del tennistavolo, il servizio.

Daremo un’occhiata ad alcune frasi che scrissi allora, per vedere se si possono ancora applicare.

“Il servizio rappresenta una fase di gioco importante, forse la più importante, perché ne determina il suo procedere stesso, vale a dire la strategia di gioco”

Beh, direi che questo concetto rimane molto valido. Se prendiamo giocatori di altissimo livello e andiamo giù verso la base, ci renderemo conto di come il servizio giochi un ruolo preponderante. Ha nel suo DNA la forte connotazione di far vincere il punto al giocatore che lo esegue, sia direttamente sia dalla sequenza che ne scaturisce: la cosiddetta, terza palla.

È un desiderio conclamato, universale. Tutti e dico tutti, sperano di vincere il punto immediatamente dopo aver eseguito il servizio; è come una sorta di sollievo psicologico, come se qualcuno ti aiutasse a risolvere un problema impellente e, infine, come vedersi togliere un pesante fardello.

“È un elemento del bagaglio tecnico vivace e dinamico, mai come in questa fase il giocatore ha il pieno possesso delle proprie capacità. La caratteristica d’essere vivace e dinamico sta nel fatto che ha molteplici variazioni in termini di rotazione, di velocità, di direzione, di posizione, di profondità e, al contrario di altri colpi, non è influenzato da nulla se non dall’atleta stesso nel momento in cui lancia la pallina”

Niente di più vero. Il servizio rivela una situazione statica e dinamica allo stesso tempo, il concetto stesso di ossimoro. Non ha importanza in quale momento della gara il servizio viene giocato, è un momento esclusivo.

Tutto il resto è in attesa, tutti aspettano il tuo agire nel modo più efficace. Come allenatore in panchina si ha quella tempesta interiore mista di diverse aspettative, come il fatto di vincere il punto, la possibilità che quel servizio ci indichi la strada migliore, anzi possibilmente la miglior scorciatoia, oppure una strada secondaria.

Possiamo indicare il servizio come miglior detective per il nostro gioco, ossia capace di indagare in quelle trame delle vulnerabilità dell’avversario. Infine, anche per il fatto che il mio pensiero di allenatore e di come vedo la gara possa coincidere esattamente con il pensiero dell’atleta, come fossimo un tutt’uno.

Quante volte diciamo a noi stessi: “il mio atleta dovrebbe servire corto superiore, aspettare il flick dell’avversario e chiudere con un attacco improvviso al corpo” e magari ciò avviene! Sarebbe la realizzazione totale dell’essere stesso allenatore, quando cioè due menti pensanti si fondono tra loro.

Combina gli elementi

Il servizio porta con sé diversi elementi di natura tecnica, tattica e psicologica. In altre occasioni ho espresso la seguente definizione: il servizio è uno stato mentale. Infatti, la componente psicologica, estremamente presente nel ping pong, qui trova la sua massima espressione, basti pensare a quei momenti particolarmente delicati della partita come, ad esempio, il finale di partita o dell’incontro.

Immagino che adesso capiate il motivo per cui ho iniziato questo articolo parlando di attualità perenne. Pensate a quante volte vi siete trovati nella situazione di dover recuperare due punti, magari sull’8-10, e di poter contare ognuno sul proprio arsenale di servizio. Ad altissimi livelli si parla ormai di equilibrio perfetto, anche se molti pensano che l’avversario abbia 2 set points o 2 match points.

Credo che la statistica venga in aiuto a ciò che ho detto. Occorre fare un salto di qualità e considerare la gara come una grande piazza, dove le vie di fuga sono molteplici e non come un vicolo cieco. Pertanto, un forte equilibrio psicologico, legato alla sicurezza di sé, fanno si che il servizio possa essere sempre di aiuto al proprio gioco.

Le regole del servizio

Prima di analizzare il servizio dal punto di vista tecnico e tattico, è bene ricordare che il regolamento impone l’esecuzione del servizio in modo corretto, altrimenti viene sanzionato con un avvertimento, o peggio con l’assegnazione del punto all’avversario.

Se il servizio rappresenta la scorciatoia alla vittoria, cercare di fregare l’avversario è un modo per cercare la scorciatoia nella scorciatoia, scusate il gioco di parole.

Ed ecco che abbiamo una varietà grandissima di modi in cui fregare l’avversario. Lanciarsi la palla verso dietro, così da incrementare la potenza; alzare la palla meno del dovuto per rendere l’azione repentina e improvvisa; nascondere con qualunque parte del corpo la palla, per non far capire all’avversario il tipo e la quantità di effetto impresso su di essa.

Qual è il denominatore comune di tutti questi trucchetti?

Disorientare l’avversario, metterlo in una condizione di handicap oggettivo e quindi sfruttare l’elemento di inabilità altrui: questo è estremamente scorretto, sia dal punto di vista regolamentare (quindi sanzionabile dai direttori di gara), sia dal punto di vista etico e di comportamento.

Personalmente sono più incline a considerare quest’ultimo aspetto: lo sport, e quindi anche il tennistavolo, deve dare sempre esempi di correttezza e instaurare il concetto di pari dignità di prestazione per qualunque atleta. Su questo non ci sono compromessi.

Con ciò, non significa che un giocatore debba rinunciare alla possibilità di disorientare il proprio avversario; infatti nulla vieta di mascherare il servizio attraverso proprie abilità tecniche, come la velocità di esecuzione, la flessibilità del polso e la potenza che ne può scaturire da una articolazione così piccola come quella del polso.

Allenare la tecnica del servizio

Quando parliamo di abilità tecniche, non si può non considerare l’aspetto di come allenare quelle abilità. Essendo il servizio influenzabile solo dalla qualità del lancio della palla, viene spontaneo pensare che quel colpo sia il più semplice dei colpi da allenare.

L’azione tecnica del servizio segue le stesse regole tecniche degli altri colpi, ma con l’aggiunta del lancio della palla, seguito dalla preparazione dell’azione, dall’avvicinamento alla palla, dall’accelerazione e dal movimento finale.

Lancio della palla preciso

Il lancio della palla deve essere preciso e senza esitazioni. Un lancio sbagliato potrebbe comprometterne la buona riuscita. Particolarmente importante è il momento del contatto sulla palla.

Molti giocatori tendono a lanciare la palla ben oltre i 16 cm, talvolta si arriva a vette anche di 200-250 cm (sin dai primi anni ’70, i maestri in questo tipo di lancio sono i cinesi).

L’obiettivo è duplice: allungare il tempo di osservazione all’avversario, quindi possibilmente distraendolo e sfruttare la velocità di caduta che, unita alla rapidità del gesto tecnico, rende la palla ancor più difficile da “leggere”. In questo modo, nel momento del contatto della racchetta sulla pallina, si potrà avere un miglioramento delle qualità del servizio.

Pensate oggi a giocatori come Calderano, alla sua incredibile abilità di servire efficacemente, pensate alla precisione millimetrica di come questa palla venga proiettata così in alto, mantenendo la destrezza di colpirla nel miglior modo possibile e soprattutto di piazzarla nel miglior punto possibile.

Oppure pensiamo a giocatori come la cinese Ding Ning, con il suo servizio Tomahawk reverso. 

Ricordate Csilla Batorfi? Un’altra delle grandissime giocatrici il cui servizio è stato determinante nella carriera: ogni avversaria aveva paura di giocare contro di lei e il suo servizio killer!

Momento dell’impatto

L’importanza del momento del contatto è data dalla rapidità con cui si colpisce la palla: tanto più il contatto e il movimento sono rapidi, quanto più sarà difficile capire il tipo di effetto da parte dell’avversario.

Chi serve tenterà, come accennato prima, di confondere l’avversario, inducendolo all’errore o rinviando una palla facilmente giocabile.

Se è vero che un avversario può essere confuso dalla qualità (tipo di effetto), è altrettanto vero che può essere confuso anche dalla quantità (rotazione). Ma c’è di più. Colpire la palla in maniera rapida permette anche di inviare la palla in modo inaspettato in una parte o nell'altra del tavolo; infine, ultima caratteristica, dare più o meno profondità al colpo.

Direte, che non è poi cambiato così tanto rispetto al passato, invece sì. Se 10-15 anni fa si serviva solo in un certo modo, ossia dall’angolo del rovescio per il servizio di diritto (destro) e viceversa (sinistro), oggi tutta l’area del tavolo è diventata determinante per eseguire il servizio.

Pensate a un giocatore come Xu Xin (mancino), che si imposta dalla parte sinistra del tavolo, ossia sul suo diritto, per eseguire un servizio tipo pendulum reverso.

Oggi molti giocatori trovano soluzioni tecnico/tattiche utilizzando proprio diverse posizioni al tavolo, ciò a dimostrare quanto si è detto sopra, vivace e dinamico.

Metodo analitico e contestuale

Ci sono due modi per allenare il servizio: analitico e contestuale.

Cosa si intende per allenamento analitico? Altro non è che la ripetizione di un determinato movimento al fine di migliorare l’impatto sulla palla. L’impatto sulla palla si può suddividere in altre sottocategorie:

- tipo di rotazione;

- potenza di rotazione;

- tipo di piazzamento;

- velocità del piazzamento.

- camuffamento del tipo di rotazione etc.

Cosa si intende per allenamento contestuale? Come dice la parola stessa, si tratta di inserire il proprio servizio in un contesto, a cui seguirà un movimento specifico.

La maggior parte di giocatori che allena il servizio si preoccupa dell’allenamento analitico. Lo potete vedere chiaramente in palestra: alzano la palla, eseguono il colpo e via a ripetere la stessa cosa.

Questo tipo di azione ripetuta è ottima quando non si è preoccupati se la palla va lunga, un po’ alta oltre la rete. Questo modo di allenarsi fortifica la quantità di potenza da imprimere alla palla e dell’azione stessa.

Precisione

Una delle cose a cui i giocatori dovrebbero prestare maggiore attenzione è di non considerare questo esercizio come un esercizio di pura quantità (più ne faccio e meglio divento).

Questo esercizio richiede concentrazione, precisione, stabilità. Molti giocatori prendono la palla, servono e prendono un'altra palla e servono, o addirittura tengono numerose palle sul palmo della mano e fanno servizi a raffica, come se l'allenamento di servizio fosse solo una questione quantitativa: nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.

L’allenamento contestuale prevede anche la posizione o l’idea che segue quel determinato servizio; ad esempio, per un servizio veloce lungo, seguirà una palla certamente lunga e pertanto la posizione da assumere non dovrà essere necessariamente vicino al tavolo.

Di esempi naturalmente ce ne sono diversi e ognuno di voi si potrà immaginare le proprie azioni ricorrenti. La prossima volta che vi trovate in quelle condizioni provate a ricordare queste parole, magari uno o due punti in più del solito potrebbero arrivare e, credetemi, sono davvero tanti.

Studiare

Per finire, vorrei approfittare per suggerirvi di studiare il tennistavolo. Come? Internet e la tecnologia vengono in vostro aiuto.

Osservate come i campioni svolgono il loro servizio e cosa fanno ripetutamente dopo il loro servizio. Se avete dei video delle vostre partite, guardateli più volte, cercate di concentrarvi sul vostro corpo o su quello dell'avversario, dimenticate la palla, dimenticate il rally e il punteggio, studiate e imparate.

Più tardi potrete mettere alla prova il vostro apprendimento e applicarlo a nuove sfide.

Come di consueto, questo è un assaggio all’allenamento al servizio e ci si potrebbe scrivere libri. Magari, presto, avremo altre opportunità di tornare sul tema.