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Abbiamo interrotto Matteo Quarantelli dai suoi fittissimi impegni estivi (Non solo dedicati agli atleti presenti ai Giochi Olimpici ma anche alle tante attività delle Squadre Nazionali e agli stage dei Comitati), per domandargli una valutazione delle prestazioni degli Azzurri presenti ai campionati Europei 2008.
Abbiamo interrotto Matteo Quarantelli dai suoi fittissimi impegni estivi (Non solo dedicati agli atleti presenti ai Giochi Olimpici ma anche alle tante attività delle Squadre Nazionali e agli stage dei Comitati), per domandargli una valutazione delle prestazioni degli Azzurri presenti ai campionati Europei 2008.

 

NAZIONE

Oro

Argento

Bronzo

1

Inghilterra

3,5

1,5

3

2

Francia

3

0,5

7,5

3

Ucraina

2,5

 

 

4

Germania

2

4

2

5

Romania

1

2,5

1,5

6

Belgio

1

0,5

0,5

7

Russia

0,5

1

2,5

8

Slovacchia

0,5

 

 

9

Serbia

 

2

1,5

10

Svezia

 

2

1

11

Ungheria

 

 

3

12

Polonia

 

 

3

13

Croazia

 

 

1

14

Repubblica Ceca

 

 

1

15

Olanda

 

 

0,5

 

 

14

14

28


Quarantelli, quali impressioni hai potuto trarre dalle gare di Terni?
Credo di poter leggere su piani differenti il trend generale e le prestazioni dei nostri rappresentanti.
In linea generale si è assistito a prove di livello medio-elevato, non elevatissimo forse come in passato. Appare evidente che la pratica sia cresciuta in tutta Europa ma personalità importanti in grado poi di mostrasi competitive fra i big non sembrano numerosissime, anche se non va dimenticato che erano presenti atleti (vedi la plurimedagliata ucraina Pesotska) che addirittura hanno giocato le gare a Pechino 2008. E’ anche altrettanto palese che gli atleti di alcuni Paesi (Inghilterra, Francia, Ucraina, Germania, Romania, Ungheria per esempio), hanno mostrato abilità di gioco più solide rispetto agli altri. Una tendenza che nelle gare a squadre è parsa veramente evidente. Analizzando inoltre il medagliere credo che si possa parlare di un tennistavolo europeo a velocità differenti, in cui direi che Francia, Inghilterra, Germania, Russia e Romania abbiano in questo momento una marcia in più; a queste, aggiungerei l’Ungheria nell’apprezzare i Paesi ugualmente competitivi nelle prove di squadra, in entrambe le categorie, Cadetti e Junior, fra le ragazze come fra i ragazzi.
Della spedizione azzurra ricordo con piacere numerosi piazzamenti di rilievo, su tutti il brillante quarto di finale della squadra Juniores femminile, gli ottavi di finale di Debora Vivarelli nel singolare cadette, la vittoria di Paolo Bisi e la finale conquistata da Leonardo Mutti nei singolari Consolation. Credo che si sia raggiunto un buon livello di prestazione grazie ad una preparazione attenta ed ad una organizzazione molto puntuale; avevamo molti ragazzi giovani, ancora in categoria il prossimo anno, che hanno mostrato buone potenzialità.
Non è però arrivata alcuna medaglia che forse sarebbe stata raggiungibile almeno nelle prove di doppio, così come abbiamo fallito, magari per eccessiva pressione, l’obiettivo di avere tutte le squadre nella Divison 1. Quindi se possiamo salutare la crescita delle prestazioni non godiamo ancora la soddisfazione di riscontri concreti nei risultato.
Abbiamo chiuso una stagione importante in cui si è lavorato intensamente, provando a scalare alcuni gradini che ci separavano dagli atleti dei Paesi più qualificati: è una strada ancora lunga ma che mostra segnali interessantissimi.
Posso dire, utilizzando una metafora ciclistica, che stiamo inseguendo ma ormai gli avversari sono a portata, li vediamo.
In passato siamo stati competitivi, con un bel ciclo di atleti ed una buona organizzazione. Anche allora c’era una grande voglia di confrontarsi con i più bravi e questa grande spinta veniva non solo dai Tecnici federali ma dalle scelte del Consiglio Federale.
Oggi credo che, seppur in una realtà sportiva sviluppatasi assai diversamente, vi siano le stesse se no più favorevoli condizioni.

Che cosa pensi si debba fare per crescere ulteriormente?
Guarda Corrado, per rispondere a questo tuo quesito credo sia opportuna utilizzare una metafora ulteriore: infatti proprio di qualunque manifestazione dell’umano agire, è il constatare che i cambiamenti siano indotti da una spinta che spesso significa sopravvivenza o miglior qualità della vita. Lo sport è uno fenomeno che non si discosta molto: non è un caso che mostrino più voglia di emergere quei giovani per i quali la riuscita nella pratica sportiva è questione vitale, le cui motivazioni siano decisamente profonde e non, come dire, temporanee. Che trovano tante difficoltà da affrontare e molta concorrenza da superare.
Per risponderti più direttamente ritengo che ogni sportivo, tesserato, appassionato di tennistavolo possa contribuire alla crescita del movimento sportivo. Prendendo consapevolezza del proprio e dell’altrui ruolo.
I nostri giovani si debbono rendere conto che la pratica dello sport ad Alto Livello non è svago: rappresenta senz’altro un piacere (si fa qualcosa che ci appassiona) ma che deve essere sostenuto da serietà ed impegno. E’ ricerca quotidiana della perfezione di movimenti; è desiderio di affrontare una vita da sportivi di professione, che si allontanano  dalle sicurezze della famiglia. Giovani che diventino Sportivi, Atleti e non solo giocatori:  che si allenano e gareggiano con determinazione feroce, magari trovando il tempo e la forza per studiare, cercando un ulteriore proseguimento della carriera sportiva (Eh si, affrontando i corsi della Facoltà di Scienze Motorie). Senza far torti ad alcuno, però credo sia giusto citare Bobocica come esempio importante di motivazione e coerenza.
Sarò ripetitivo ma credo che si debba esprimere una mentalità positiva, vincente che però è frutto di fatica, sacrificio e di nessun regalo. Spesso gli atleti italiani si dimostrano competitivi e motivati quando pensano di potercela fare, altrimenti coltivano un “tarlo di insicurezza” che li frega ancor prima di entrare in campo.
Gli adulti poi, siano essi tecnici, dirigenti, genitori debbono spingersi oltre nella loro azione educativa: le comodità, le sicurezze, la mancanza di concorrenza sono aspetti deteriori che frenano la crescita dei giovani. Non fermiamoci a qualche risultatino fasullo ottenuto in prove senza valore: affrontiamo con mentalità e disponibilità diversa questa scelta sportiva. Che lo chiamiamo ping pong o tennistavolo, deve essere per noi lo sport da affrontare con passione ed impegno. Altrimenti le medaglie ai Giochi Olimpici che gli atleti Italiani riescono a vincere in tanti discipline, rimarranno sempre un miraggio.
Ai Tecnici e ai Dirigenti suggerirei di considerare che la squadra nazionale non è un gruppo di lavoro che consente di allenarsi e migliorare per vincere competizioni in Italia. Al contrario deve essere la migliore espressione sportiva, organizzativa di un movimento sportivo, cui dedicare quindi attenzioni particolari.

Quali azioni verranno intraprese e quali risultati ti attendi?
Penso che si debba proseguire con grande decisione la strada imboccata in questa stagione, che si è palesata in un continuo confronto con i Paesi più qualificati: stage, soprattutto, e competizioni là dove il tennistavolo viene praticato con maggiore intensità e competitività.
Credo anche che l’intervento federale debba essere riassettato creando in sostanza due livelli. Un primo di sviluppo: che significa selezione e successiva formazione di giovanissimi da avvicinare con solide basi alla pratica più qualificata; un secondo rappresentato da un lavoro di “cesello” con i giovani più motivati e promettenti, in piccoli gruppi di lavoro molto strutturati con staff di varie professionalità (tecnici, sparring, preparatori, ..).
Se riusciremo a creare un gruppo di giovani praticanti con continuità, in un clima di sana concorrenza, credo che vedremo altri talenti (oltre quelli che già oggi praticano) venir fuori. Il know how in Italia esiste, deve essere maggiormente divulgato e quindi accessibile ad un maggior numero di persone, per poi esprimersi in tanto lavoro in numerose (e non poche) palestre.
Debbo dire che parlo come organo federale e quindi non posso entrare sufficientemente nel merito di quanto possa avvenire all’interno delle società sportive che negli ultimi anni tanti sforzi hanno fatto per far crescere la propria organizzazione. Però credo che gli impegni presi dall’istituzione FITeT (anche di contribuzione) abbiano come scopo la crescita dei praticanti, del nostro movimento e quindi possano avere un peso importante sull’attività delle Società sportive.
I risultati saranno una conseguenza di quanto tutti insieme riuscire a fare. Se posso oggi sbilanciarmi, in particolare mi aspetto un bel ricambio generazionale delle Squadre Nazionali Assolute e qualche medaglia dai giovani a livello continentale (magari già nel 2009). Sono inoltre fiducioso per lo sviluppo del Progetto Giovani, proprio per quanto afferisce la competenza delle società sportive e dei Comitati. Sarà un piccola “Rivoluzione dal basso” che genererà nuove risorse, umane e motivazionali, completando un processo di lento, progressivo decentramento.
Quarantelli, quali impressioni hai potuto trarre dalle gare di Terni? Credo di poter leggere su piani differenti il trend generale e le prestazioni dei nostri rappresentanti. In linea generale si è assistito a prove di livello medio-elevato, non elevatissimo forse come in passato. Appare evidente che la pratica sia cresciuta in tutta Europa ma personalità importanti in grado poi di mostrasi competitive fra i big non sembrano numerosissime, anche se non va dimenticato che erano presenti atleti (vedi la plurimedagliata ucraina Pesotska) che addirittura hanno giocato le gare a Pechino 2008. E’ anche altrettanto palese che gli atleti di alcuni Paesi (Inghilterra, Francia, Ucraina, Germania, Romania, Ungheria per esempio), hanno mostrato abilità di gioco più solide rispetto agli altri. Una tendenza che nelle gare a squadre è parsa veramente evidente. Analizzando inoltre il medagliere credo che si possa parlare di un tennistavolo europeo a velocità differenti, in cui direi che Francia, Inghilterra, Germania, Russia e Romania abbiano in questo momento una marcia in più; a queste, aggiungerei l’Ungheria nell’apprezzare i Paesi ugualmente competitivi nelle prove di squadra, in entrambe le categorie, Cadetti e Junior, fra le ragazze come fra i ragazzi. Della spedizione azzurra ricordo con piacere numerosi piazzamenti di rilievo, su tutti il brillante quarto di finale della squadra Juniores femminile, gli ottavi di finale di Debora Vivarelli nel singolare cadette, la vittoria di Paolo Bisi e la finale conquistata da Leonardo Mutti nei singolari Consolation. Credo che si sia raggiunto un buon livello di prestazione grazie ad una preparazione attenta ed ad una organizzazione molto puntuale; avevamo molti ragazzi giovani, ancora in categoria il prossimo anno, che hanno mostrato buone potenzialità. Non è però arrivata alcuna medaglia che forse sarebbe stata raggiungibile almeno nelle prove di doppio, così come abbiamo fallito, magari per eccessiva pressione, l’obiettivo di avere tutte le squadre nella Divison 1. Quindi se possiamo salutare la crescita delle prestazioni non godiamo ancora la soddisfazione di riscontri concreti nei risultato. Abbiamo chiuso una stagione importante in cui si è lavorato intensamente, provando a scalare alcuni gradini che ci separavano dagli atleti dei Paesi più qualificati: è una strada ancora lunga ma che mostra segnali interessantissimi. Posso dire, utilizzando una metafora ciclistica, che stiamo inseguendo ma ormai gli avversari sono a portata, li vediamo. In passato siamo stati competitivi, con un bel ciclo di atleti ed una buona organizzazione. Anche allora c’era una grande voglia di confrontarsi con i più bravi e questa grande spinta veniva non solo dai Tecnici federali ma dalle scelte del Consiglio Federale. Oggi credo che, seppur in una realtà sportiva sviluppatasi assai diversamente, vi siano le stesse se no più favorevoli condizioni. Che cosa pensi si debba fare per crescere ulteriormente? Guarda Corrado, per rispondere a questo tuo quesito credo sia opportuna utilizzare una metafora ulteriore: infatti proprio di qualunque manifestazione dell’umano agire, è il constatare che i cambiamenti siano indotti da una spinta che spesso significa sopravvivenza o miglior qualità della vita. Lo sport è uno fenomeno che non si discosta molto: non è un caso che mostrino più voglia di emergere quei giovani per i quali la riuscita nella pratica sportiva è questione vitale, le cui motivazioni siano decisamente profonde e non, come dire, temporanee. Che trovano tante difficoltà da affrontare e molta concorrenza da superare. Per risponderti più direttamente ritengo che ogni sportivo, tesserato, appassionato di tennistavolo possa contribuire alla crescita del movimento sportivo. Prendendo consapevolezza del proprio e dell’altrui ruolo. I nostri giovani si debbono rendere conto che la pratica dello sport ad Alto Livello non è svago: rappresenta senz’altro un piacere (si fa qualcosa che ci appassiona) ma che deve essere sostenuto da serietà ed impegno. E’ ricerca quotidiana della perfezione di movimenti; è desiderio di affrontare una vita da sportivi di professione, che si allontanano dalle sicurezze della famiglia. Giovani che diventino Sportivi, Atleti e non solo giocatori: che si allenano e gareggiano con determinazione feroce, magari trovando il tempo e la forza per studiare, cercando un ulteriore proseguimento della carriera sportiva (Eh si, affrontando i corsi della Facoltà di Scienze Motorie). Senza far torti ad alcuno, però credo sia giusto citare Bobocica come esempio importante di motivazione e coerenza. Sarò ripetitivo ma credo che si debba esprimere una mentalità positiva, vincente che però è frutto di fatica, sacrificio e di nessun regalo. Spesso gli atleti italiani si dimostrano competitivi e motivati quando pensano di potercela fare, altrimenti coltivano un “tarlo di insicurezza” che li frega ancor prima di entrare in campo. Gli adulti poi, siano essi tecnici, dirigenti, genitori debbono spingersi oltre nella loro azione educativa: le comodità, le sicurezze, la mancanza di concorrenza sono aspetti deteriori che frenano la crescita dei giovani. Non fermiamoci a qualche risultatino fasullo ottenuto in prove senza valore: affrontiamo con mentalità e disponibilità diversa questa scelta sportiva. Che lo chiamiamo ping pong o tennistavolo, deve essere per noi lo sport da affrontare con passione ed impegno. Altrimenti le medaglie ai Giochi Olimpici che gli atleti Italiani riescono a vincere in tanti discipline, rimarranno sempre un miraggio. Ai Tecnici e ai Dirigenti suggerirei di considerare che la squadra nazionale non è un gruppo di lavoro che consente di allenarsi e migliorare per vincere competizioni in Italia. Al contrario deve essere la migliore espressione sportiva, organizzativa di un movimento sportivo, cui dedicare quindi attenzioni particolari. Quali azioni verranno intraprese e quali risultati ti attendi? Penso che si debba proseguire con grande decisione la strada imboccata in questa stagione, che si è palesata in un continuo confronto con i Paesi più qualificati: stage, soprattutto, e competizioni là dove il tennistavolo viene praticato con maggiore intensità e competitività. Credo anche che l’intervento federale debba essere riassettato creando in sostanza due livelli. Un primo di sviluppo: che significa selezione e successiva formazione di giovanissimi da avvicinare con solide basi alla pratica più qualificata; un secondo rappresentato da un lavoro di “cesello” con i giovani più motivati e promettenti, in piccoli gruppi di lavoro molto strutturati con staff di varie professionalità (tecnici, sparring, preparatori, ..). Se riusciremo a creare un gruppo di giovani praticanti con continuità, in un clima di sana concorrenza, credo che vedremo altri talenti (oltre quelli che già oggi praticano) venir fuori. Il know how in Italia esiste, deve essere maggiormente divulgato e quindi accessibile ad un maggior numero di persone, per poi esprimersi in tanto lavoro in numerose (e non poche) palestre. Debbo dire che parlo come organo federale e quindi non posso entrare sufficientemente nel merito di quanto possa avvenire all’interno delle società sportive che negli ultimi anni tanti sforzi hanno fatto per far crescere la propria organizzazione. Però credo che gli impegni presi dall’istituzione FITeT (anche di contribuzione) abbiano come scopo la crescita dei praticanti, del nostro movimento e quindi possano avere un peso importante sull’attività delle Società sportive. I risultati saranno una conseguenza di quanto tutti insieme riuscire a fare. Se posso oggi sbilanciarmi, in particolare mi aspetto un bel ricambio generazionale delle Squadre Nazionali Assolute e qualche medaglia dai giovani a livello continentale (magari già nel 2009). Sono inoltre fiducioso per lo sviluppo del Progetto Giovani, proprio per quanto afferisce la competenza delle società sportive e dei Comitati. Sarà un piccola “Rivoluzione dal basso” che genererà nuove risorse, umane e motivazionali, completando un processo di lento, progressivo decentramento.