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Festival dello Sport di Trento 2026 Yang MinA metà mattina, in piazza Fiera, a Trento, la scelta è quasi naturale. C’è Yang Min e attorno a lui decine di appassionati di tennistavolo, arrivati per ascoltarlo, vederlo da vicino, magari strappargli un selfie o un autografo. La sua masterclass dedicata al servizio è la prima delle quattro in programma oggi e domani, le ultime due giornate del Festival dello Sport. Ma più che una lezione, quella di Yango, come lo chiamano da sempre, diventa una celebrazione. Lo speaker della manifestazione lo accompagna sul campo, gli affida il microfono e il pubblico si stringe ancora di più attorno a lui. Piazza Fiera sceglie il tennistavolo. E sceglie Yang Min, campione capace di lasciare un segno profondo nello sport italiano anche alla luce delle sue migliori classifiche in carriera (18 al Mondo, 10 in Europa).

Lo raccontano soprattutto le tante persone che gli si avvicinano al termine della masterclass. C'è chi ricorda il bronzo conquistato ai Campionati Europei del 1988 in coppia con Alessia Arisi, chi torna con la memoria allo storico bronzo mondiale ottenuto con la Nazionale italiana a Kuala Lumpur. E poi c'è quell'oro assoluto in singolare ai Giochi del Mediterraneo nel 2005, una delle pagine più particolari della sua carriera. “Quel singolare ai Giochi del Mediterraneo era l'ultima gara dell'intera manifestazione e il mio oro permise all'Italia di scavalcare la Francia in testa al medagliere - racconta Yang Min -. Ricordo ancora il titolo della Gazzetta dello Sport che esaltava questa particolarità”.

Festival dello Sport di Trento 2026 Yang Min durante il CampUna storia italiana, la sua, cominciata nel 1988, quando dalla Cina scelse l’Italia e si trasferì a Cagliari. Dal 1994 Yang Min è cittadino italiano. Da allora il rapporto con il nostro Paese si è fatto sempre più stretto, fino a trasformarsi in una missione: trasmettere ai giovani quello che il tennistavolo gli ha insegnato in una carriera lunga e prestigiosa.

Dal 2008 Yango ha smesso di giocare ad alto livello e ha scelto di dedicarsi all'insegnamento. La sua base è a Milano 2, dove ha fondato una scuola di tennistavolo diventata negli anni un punto di riferimento. “Abbiamo già 200 iscritti e siamo partiti da pochi anni», racconta con soddisfazione.

Una palestra frequentata da giovani aspiranti campioni, ma non solo. Tra i suoi allievi e frequentatori passano anche personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, come Manuel Agnelli e il compositore Ludovico Einaudi. Un altro segno della capacità di questo sport di attraversare mondi diversi e parlare a generazioni differenti. A Trento lo cercano tutti. Anche Radio Italia, che lo manda in onda a mezzogiorno, nella fascia di punta.

Festival dello Sport di Trento 2026 Yang Min al tavoloPer Yang Min, del resto, il tennistavolo non è mai stato soltanto una disciplina agonistica. “Il tennistavolo è la mia vita - dice - è uno sport che insegna disciplina, ritmo, tenuta mentale e amicizia”. E proprio nella crescita dei più giovani vede oggi una delle prospettive più interessanti. “È uno sport bello anche per la salute, soprattutto per i bambini. Il movimento è in salute e negli ultimi anni la Federazione Italiana Tennistavolo sta sempre migliorando. Ci sono giovani talenti che stanno ottenendo risultati di livello internazionale”.

A Trento, intanto, il passato e il presente si incontrano. Yang Min parla, mostra, corregge i gesti durante la sua masterclass. E il pubblico ascolta. Poi arrivano le fotografie, le firme, le strette di mano. È forse il modo più semplice per capire quanto abbia seminato Yango in Italia in tutti questi anni. Anche per questo è contento di essere al Festival dello Sport, anche perché è molto legato al Comitato Trentino guidato da Davide Capsoni. “È una gran bella manifestazione, molto curata e seguitissima. Ringrazio la FITeT per l'invito e la Gazzetta dello Sport per l'organizzazione, oltre alla squadra di Davide Capsoni”. Poi si torna al tavolo, alla pallina, al servizio. Perché per Yang Min il tennistavolo resta soprattutto questo: una vita intera trascorsa tra una racchetta, un tavolo e la voglia di insegnare ancora.

Servizio di Fabio Paci