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Festival dello Sport di Trento 2026 Miriam Carnovale con Fabio FogniniA Trento il rumore delle palline arriva prima delle parole. Tac, tac, tac. Il tennistavolo ha questo privilegio: non ha bisogno di presentazioni. Basta un tavolo, una rete, due racchette e quella pallina che sembra non avere alcuna intenzione di stare ferma. È uno sport che si lascia avvicinare. Non a caso, al Festival dello Sport, l'arena del ping pong è un porto di mare. Entrano ragazzi, ragazze, adulti, curiosi. E al mattino entrano soprattutto gli studenti, arrivati da tutta Italia con gli zaini sulle spalle e tanta voglia di provare. E quando si accorgono che dall'altra parte del tavolo c'è Miriam Carnovale, il cui nome è scandito spesso dallo speaker della manifestazione, la domanda arriva quasi sempre uguale. “Ci insegni come si batte?”. Poi: “Come si fa a dare effetto alla pallina?”. E infine quella che contiene tutte le altre: “Quante ore bisogna allenarsi per arrivare in Nazionale?”. Miriam sorride. È il suo modo di cominciare: “Che bello vedere tanti ragazzi interessati al tennistavolo. Spesso si inizia per pura curiosità o spinti da amici. Molti dei giovani che sono qui hanno già impugnato una racchetta, magari dopo questa veloce esperienza a Trento avranno modo di tesserarsi nella società della propria città e di cominciare veramente l’attività pongistica”.

Vent'anni, da Piscopìo, frazione di Vibo Valentia. Un sorriso aperto che non sembra conoscere la distanza fra una campionessa e chi impugna una racchetta per la prima volta. Racconta. Spiega. E poi gioca. Perché quando la pallina parte, Miriam non si risparmia. Nemmeno un po'. Una particolarità: la forma della racchetta di Miriam, una Stiga dalla forma esagonale, attira interesse e curiosità. Attorno a lei c'è il Festival dello Sport: a pochi metri Fabio Fognini (con Miriam nella prima foto) dà spettacolo nell'arena del tennis, mentre nel padel arriverà di lì a poco Bobo Vieri. Nomi che riempiono gli spazi, che attirano pubblico. Ma anche qui il via vai non si ferma. E il tennistavolo continua a chiamare. “Forse perché è semplice da cominciare – racconta Miriam – anche se e difficile da padroneggiare. Perché ci vogliono mesi di allenamenti”. Un bambino può prendere una racchetta e giocare dopo trenta secondi. Per arrivare dove è arrivata Miriam, invece, servono anni. Viaggi, palestre, palline, sudore. E la capacità di ricominciare il giorno dopo. Miriam lo racconta senza mai alzare la voce.

Ha vent'anni, ma quando parla della Nazionale sembra avere già imparato una delle cose più complicate dello sport: ricordarsi da dove si è partiti. È arrivata a Trento con una medaglia d'argento al collo. Quella conquistata ai recenti Giochi del Mediterraneo con la Nazionale azzurra. E allora le domande dei ragazzi diventano più precise. “Ho lasciato la Calabria dopo le scuole medie, da allora non mi sono mai fermata. Terni al Centro Federale, poi Cagliari, adesso ancora Terni”. Come se la sua storia fosse disegnata sulla cartina d'Italia attraverso palestre e tavoli da gioco. “Da tre anni sono tesserata con la Quattro Mori Cagliari. La Serie A1 sarà ancora una volta una montagna da scalare: il campionato scatterà il 21 ottobre, con un derby immediato contro la Marcozzi. Castel Goffredo, come sempre, parte con i favori del pronostico; per noi della Quattro Mori l'obiettivo è arrivare ai playoff scudetto”.

Festival dello Sport di Trento 2026 Miriam Carnovale al CampMiriam, intanto, non si limita all'Italia. Gioca anche in Polonia, nella prima divisione, con il Dabcze. “E durante la stagione ci saranno anche alcune partite in Bulgaria”. È una geografia particolare, quella di una ragazza di Piscopìo che ha trasformato una pallina bianca in un passaporto.

Miriam fa stabilmente parte del gruppo azzurro. Con la Quattro Mori lavora con il tecnico Stefano Curcio; in Nazionale è seguita dal commissario tecnico Giuseppe Del Rosso. La stagione appena cominciata ha numeri molto precisi: “Vorrei entrare tra le prime 200 del mondo. Magari arrivare fino a 150. Concorrono tanti fattori, lo so, io ce la metterò tutta”. E poi c'è un desiderio ancora più personale: “Una medaglia ai Campionati italiani Assoluti in singolare. Medaglia che, finora, non è mai arrivata. Sarà l’anno giusto? Ci conto per davvero”. È curioso come nello sport si possa avere già una medaglia internazionale al collo e continuare a inseguire quella in casa che manca nella propria bacheca. Ma forse è proprio questo il senso. Non conta soltanto ciò che hai già fatto. Conta soprattutto il punto successivo. La prossima pallina. Il prossimo allenamento. Il prossimo viaggio.

A Trento, intanto, il camp del tennistavolo prosegue l’attività senza soste. E arriva un'altra ragazza che vuol provare. Ha quindici anni, forse sedici. Guarda Miriam dall'altra parte del tavolo. Impugna la racchetta con quella cautela che hanno tutti quelli che stanno per provare qualcosa per la prima volta. Miriam le sorride. Poi serve. La pallina gira, rimbalza e torna indietro con quell'effetto che fino a un attimo prima sembrava un piccolo trucco da campionessa. La ragazza prova. Sbaglia. Ride. Miriam le dice qualcosa. Riprova. E per un istante non esiste più la classifica mondiale, non esiste la Serie A1, non esiste la finale a Linz della Ettu Cup persa al golden set, non esistono i viaggi fra Italia, Polonia e Bulgaria. Esiste soltanto una pallina bianca. E la possibilità che quella ragazza, un giorno, possa raccontare di aver incontrato Miriam Carnovale a Trento. “Forse è questa la cosa più bella dello sport: incontrare tanta gente, tanti ragazzi. E lasciare qualcosa, una traccia, un ricordo”. Tac. Poi un altro colpo. Tac. E Miriam sorride ancora.

Servizio di Fabio Paci