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Festival dello Sport di Trento 2026 Carlo Rossi al Camp primo pianoA Trento, in piazza Fiera, il rumore delle palline che rimbalzano sul tavolo si mescola alle voci dei bambini, agli applausi, alle risate. E soprattutto alle schiacciate di Carlo Rossi. Il talento della Marcozzi Cagliari è uno dei protagonisti del Festival dello Sport e, nell’area dedicata al tennistavolo, si prende la scena con la leggerezza di chi è abituato a stare davanti a un tavolo, ma anche con la voglia di raccontare un mondo che, per lui, è diventato vita.

“È bello vedere così tante persone avvicinarsi al nostro mondo”, racconta Rossi, 25 anni, mentre intorno a lui si raccolgono ragazzi, bambini, adulti: tutti vogliono provare a palleggiare con gli azzurri. “Il Festival è una bellissima occasione. Qui possiamo far vedere il nostro sport, farlo conoscere e soprattutto far divertire le persone”.

Carlo dispensa consigli, sorrisi e palline imprendibili con il servizio. Poi dialoga con lo speaker della manifestazione, raccontando al pubblico i piccoli e grandi segreti del tennistavolo. “La cosa bella è che basta una pallina, una racchetta e un tavolo per iniziare. Poi, naturalmente, dietro ci sono tecnica, allenamento, sacrificio e tantissime ore di lavoro”. Il progetto concretizzato qui a Trento dalla Federazione Italiana Tennistavolo, in collaborazione con il Comitato Provinciale FITeT Trentino, funziona. La risposta del pubblico è immediata. Le code per sfidare gli azzurri sono la fotografia più bella di una disciplina che cerca sempre nuovi appassionati. “Quando vedi i bambini che aspettano il loro turno e hanno voglia di giocare, capisci quanto sia importante portare il tennistavolo fuori dalle palestre. È una cosa che fa bene a tutti noi”.

Rossi arriva a Trento con la medaglia d’oro al collo. Quella conquistata dall’Italia a squadre ai Giochi del Mediterraneo. Un successo che ha lasciato entusiasmo e consapevolezza. “Vincere l’oro ai Giochi del Mediterraneo è stata una grande emozione. Quando giochi per l’Italia senti sempre qualcosa di particolare. Sono momenti che rimangono”. Ne ha parlato anche ai microfoni di Radio Italia, ripercorrendo una stagione che gli ha già regalato soddisfazioni importanti. L’esordio in campionato con la Marcozzi Cagliari è stato subito da protagonista: vittorie contro avversari del calibro di Dyjas e Soderlund, il colpaccio mancato solo al fotofinish con il totem Monteiro. “La Marcozzi è una parte importante del mio percorso. Vogliamo ottenere risultati di squadra e personalmente voglio continuare a crescere, partita dopo partita”.

Il calendario di Rossi, però, non conosce confini. Nel 2026-27 giocherà in Italia con la Marcozzi Cagliari, in Spagna con l’Alicante, in prima divisione, e in Germania difenderà i colori dell’Oggersheim. “È un’annata importantissima, con grandi cambiamenti e grandi investimenti. Farò tanta attività internazionale. In questo momento la classifica ha la sua importanza, soprattutto pensando al percorso verso le Olimpiadi”. Quelle di Los Angeles 2028, per Rossi, sarebbero le prime Olimpiadi. “Ci penso. Sarebbero le mie prime Olimpiadi: obiettivo molto importante per me”. Per arrivarci c’è una strada fatta di allenamenti, tornei, viaggi e punti da conquistare. Il suo best ranking è stato 205. Ora il traguardo è avvicinarsi a quella fascia che può cambiare prospettiva e ambizioni. “Ho raggiunto la soglia dei 205 al mondo. Voglio avvicinarmi ai primi 100-120. So che non sarà semplice, ma proprio per questo devo fare tanta attività internazionale e cercare di migliorare continuamente”.

La quotidianità è cambiata. Rossi oggi vive a Roma e si allena con il tecnico Antonio Gigliotti. “Nella Capitale sto costruendo il mio percorso. Mi alleno con Gigliotti e lavoriamo per arrivare pronti agli appuntamenti importanti. Ogni giorno cerco qualcosa da migliorare”. Alle spalle, però, c’è una storia cominciata quando Carlo aveva appena nove anni. “Ho iniziato a giocare da piccolo. La mia famiglia mi ha sempre supportato, sempre. A 14 anni sono andato al Centro Federale a Formia. Anche lì la mia famiglia mi è stata sempre vicina. Devo tantissimo ai miei genitori”. E c’è una frase che racconta forse meglio di tutte le altre il senso del viaggio di Rossi: “La ricerca dei risultati è anche per loro”.

Adesso davanti ci sono gli Europei di Lubiana, dall’11 al 18 ottobre. Rossi sarà impegnato nel doppio insieme a John Oyebode. Il tabellone sarà affollato: 63 coppie iscritte. “Obiettivo agli Europei? È difficile dirlo, perché ci sono tante componenti. Lottiamo per una medaglia”. Poi aggiunge, con realismo: “Sono iscritte 63 coppie, non sarà facile”. L’Italia, però, è pronta a provarci. E Rossi vuole esserci, dentro una Nazionale che guarda già ai prossimi appuntamenti internazionali. “A febbraio ci saranno le qualificazioni degli Europei a squadre a Istanbul. Poi a maggio ci saranno i Mondiali in Kazakistan, ai quali si accede in base alla classifica. Sono appuntamenti importanti e voglio arrivarci nel modo migliore”. E poi c’è l’Italia dei club. La Marcozzi Cagliari. E un obiettivo personale ancora da raggiungere: il podio ai Campionati italiani Assoluti. “Con la Marcozzi voglio ottenere risultati importanti di squadra. Ma penso anche agli Assoluti”. La frase arriva quasi come una promessa. “Non ho mai vinto una medaglia in singolare agli Assoluti. Sono pronto”. Pronto a provarci, dunque. Pronto a viaggiare, ad allenarsi, a inseguire il ranking e le Olimpiadi. Ma anche pronto a tornare sui libri. Perché fuori dal tavolo c’è un altro futuro ancora da scegliere. “Vorrei riprendere gli studi. Sono indeciso tra Scienze motorie e Psicologia”.

Intanto, però, a Trento c’è una fila di persone che aspetta di giocare con lui. Carlo prende la racchetta, sorride e torna al tavolo. Una pallina. Un servizio. Un palleggio. Una schiacciata. E ancora un sorriso. “Il tennistavolo mi ha dato tanto. Se posso trasmettere qualcosa agli altri, soprattutto ai ragazzi, sono felice di farlo”. In piazza Fiera, per qualche minuto, il mondo del tennistavolo diventa semplicemente questo: una pallina che corre veloce, una racchetta che la insegue e la voglia di provarci ancora. Per Carlo Rossi è soltanto un altro giorno di lavoro. Per chi è in fila davanti al tavolo, invece, può essere l'inizio di una passione.

Servizio di Fabio Paci