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Carlotta Ragazzini con Giada Rossi Alessandro Arcigli e Davide ScazzieriLa faentina Carlotta Ragazzini è uno dei talenti emergenti del pongismo paralimpico italiano. Ha già vinto medaglie ai Campionati Europei Giovanili e ai Campionati Italiani, nonostante abbia soltanto 16 anni. Conosciamola meglio.

Carlotta, quando sei entrata in contatto con il tennistavolo?

«A gennaio del 2016,  in un momento della mia vita in cui l’ultimo dei miei pensieri era trovare uno sport da praticare. Ero ricoverata all'Ospedale di Montecatone (Imola) per un periodo di riabilitazione, in seguito a un intervento di stabilizzazione della colonna vertebrale. I primi giorni di ricovero sono per tutti molto difficili, ambientarsi nella struttura non è facile, ma non volevo restare in camera da sola a piangermi addosso e cercavo continuamente qualcosa da fare, che fosse leggere, studiare o partecipare a un laboratorio. Dovevo assolutamente trovare un modo per passare il tempo».

Cosa è accaduto?

«Una sera, per puro caso, ho sentito il rumore di palline da ping pong provenire dallo spazio dedicato dalla struttura alle attività ludico-ricreative. Incuriosita, sono salita e ho trovato Vincenzo Andalò e Davide Scazzieri che stavano insegnando ad altri pazienti ed ex-pazienti la pratica del tennistavolo. A oggi devo ammettere che senza quella situazione non sarei qui a raccontare come sia nata la mia passione per il tennistavolo. Dopo quella sera, in cui ho preso in mano la racchetta per la prima volta, ho iniziato ad andare a giocare ogni volta che potevo con Vincenzo, che mi ha "adottata" fin da subito, come se fossi la sua nipotina».

Quindi l'incontro con Davide e con Vincenzo è stato decisivo?

«Davide ha fondato la sua Associazione sportiva "Lo sport è Vita" qualche anno fa e dedica, assieme a Vincenzo, Luca Casini e Luca Mazzini, il suo tempo alla diffusione del tennistavolo fra le persone ricoverate all’interno dell'Ospedale di Montecatone. Io mi ritengo fortunata ad averli incontrati. In un momento della mia vita non felice ho avuto l’occasione di trovare una passione che mi sta cambiando la vita, senza dubbio in meglio».

Come si è evoluta questa tua passione?

«Un giorno è venuto a Montecatone Alessandro Arcigli, il direttore tecnico della Nazionale paralimpica, che si trovava lì grazie a un progetto ideato per la diffusione del tennistavolo nelle unità spinali. Quando ci ha detto che era stato invitato da Davide per conoscermi e vedermi giocare pensavo mi prendesse in giro e non ci credevo. Ho verificato su Internet se fosse veramente lui l’allenatore della Nazionale paralimpica, ed ho scoperto che lo è! Alessandro mi ha subito invitata ad andare ai Campionati Italiani che si sarebbero disputati poco dopo a Lignano Sabbiadoro, per conoscere l’ambiente e gli atleti. Ero molto scettica, ma ho accettato, sentivo già dentro di me che mi piaceva molto giocare. Quando si ha una passione e si è determinati, come lo ero io, per migliorare la propria qualità di vita, si riesce a ottenere ciò che si vuole. Sono andata a Lignano e ho iniziato a giocare tutte le volte che ne avevo la possibilità!».

Che idea ti sei fatta del tennistavolo paralimpico?

«A Lignano ho trovato fin dal primo momento un ambiente accogliente, mi sono sentita subito a mio agio, a prescindere dall’età e dalla disabilità. In quel momento ho iniziato a capire che forse il tennistavolo avrebbe potuto essere davvero la mia passione, anche se la piena consapevolezza l’ho acquisita col tempo, a partire dal primo stage con Donato Gallo, tecnico della Nazionale e vice di Alessandro. Quando sono stata dimessa, ho continuato gli allenamenti a Imola, sono stata subito accolta in palestra e ho partecipato a diverse manifestazioni, ad alcuni tornei nazionali e a un torneo internazionale giovanile a Lignano Sabbiadoro nel 2017. Quella è stata la prima esperienza in maglia azzurra, in cui ho iniziato a conoscere le persone che ne fanno parte. Anche qui l’accoglienza è stata molto calorosa, sono la più piccola e mi hanno fatta sentire parte del gruppo».

Cosa pensi di Alessandro Arcigli?

«Mi era stato presentato da Davide come una persona speciale, loro sono molto amici, all’inizio ero diffidente, ma ora posso confermare che Alessandro non è solo un grande allenatore, ma è un uomo con doti e capacità umane fuori dal comune. È in grado di fare gruppo e sa dare a ognuno di noi la massima attenzione e la giusta considerazione».

Ti piace la tua vita?

«Quello che è successo a me, cioè scoprire la mia passione, seppur in un luogo, un momento e un modo totalmente inaspettato, può accadere a tutti, anche se può sembrare improbabile. Trovare uno sport o una passione per sentirsi realizzato, a prescindere dalla propria disabilità, è qualcosa che auguro a tutti. È molto difficile conciliare tutti gli impegni, ma le soddisfazioni che stanno cominciando ad arrivare mi rendono molto felice, perciò sono molto motivata e non ho alcun timore nell’affrontare le difficoltà. Questa esperienza mi sta trasmettendo molti stimoli, che non avrei mai immaginato».

Nella foto: Carlotta Ragazzini con Giada Rossi, sua compagna di Nazionale e di società, Alessandro Arcigli, direttore tecnico paralimpico, e Davide Scazzieri, fondatore e presidente dell'Asd Lo Sport è Vita Onlus