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Torneo Tennis Tavolo KFOR 15È rientrato ieri dal Kosovo, dove ha fatto parte, in rappresentanza della Federazione Italiana Tennistavolo, della delegazione, composta anche dal Sottosegretario di Stato alla Difesa, con delega allo sport, On. Gioacchino Alfano (con lui nella foto a fianco), e dal Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, consigliere della FITeT, andata in visita al contingente nazionale inquadrato nella NATO Kosovo Force (KFOR), nella base militare di “Villaggio Italia” a Pec/Peja. Il 29enne tecnico Fabio Di Silvio, neo papà di Leonardo, ha trascorso dei giorni speciali, che si porterà dietro nel suo bagaglio culturale e umano.

Fabio, ti saresti mai aspettato di essere protagonista di un'esperienza del genere?

«In effetti no e sono felice di aver fatto parte di questa iniziativa. Al torneo che si è svolto martedì erano presenti alcuni militari italiani, con i quali ho svolto attività il giorno precedente, e stranieri, inquadrati nei contingenti della Nato Kosovo Force, e degli atleti della Federazione kosovara, appartenenti a etnie diverse. Hanno giocato fra loro e il messaggio forte è stato che attraverso lo sport qualsiasi barriera può essere abbattuta. Il tennistavolo, in quest'ottica, ha svolto un ruolo importante, perché è riuscito a unire. Sono un tecnico e un insegnante di educazione fisica e credo ciecamente che lo sport sia un fortissimo strumento d'integrazione sociale».

First KFOR and Kosovo Peace and Sport Tennis Table Tournament 4Dal tuo punto di vista personale, che tipo di esperienza è stata?

«È stata molto formativa, perché mi ha permesso di vivere dall'interno una realtà militare. Mi ha molto colpito l'organizzazione e la coesione esistente fra i militari coinvolti nella missione di pace. Sono stato contento anche perché conoscevo già Gianfranco Paglia e mi ha fatto veramente piacere condividere con lui queste giornate. Ho avuto la possibilità di apprezzarlo ancora maggiormente come persona. La sua presenza nel nostro Consiglio Federale è un vero valore aggiunto e ringrazio lui e il presidente Renato Di Napoli per avermi voluto nella squadra».

Avete anche svolto delle visite al di fuori del "Villaggio Italia"?

«Siamo stati a Pristina e a Mitrovica, nella zona dove sorge il ponte simbolo della divisione in due della città. Può invece rappresentare un segno della normalizzazione dei rapporti fra i serbi e gli albanesi e il Tenente Colonnello Paglia ha sollevato l'idea di organizzare in un futuro una manifestazione di tennistavolo proprio sul ponte, per dare un segnale forte. Sarebbe fantastico».

Com'è stato il livello pongistico del torneo?

Torneo Tennis Tavolo KFOR 2«Anche se quello non era l'obiettivo principale, la Federazione kosovara si è molto impegnata e ha collaborato al buon esito, portando un team che comprendeva anche atleti della Nazionale giovanile. Ha vinto un ragazzino di 15 anni. Alla fine abbiamo distribuito ai primi tre delle targhe della FITeT con su scritto "Union is the real winner". Quel messaggio era l'obiettivo della nostra presenza in Kosovo. Ho consegnato dei gagliardetti federali al Sottosegretario Alfano, al Generale di Divisione Giovanni Fungo, Comandante di KFOR, al Colonnello Enzo Ceruzzi, comandante della base al "Villaggio Italia", e al presidente della Federazione kosovara Nehat Citaku».

Hai vissuto il tennistavolo fuori dalle palestre anche in altre occasioni?

«Per un anno ho fatto l'istruttore nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia. Anche in quel caso ho imparato molto. È stata un'altra esperienza molto intensa sotto l'aspetto umano».