Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Matteo Mutti con i medagliati al Top 10 Europeo Giovanile 2018Dopo aver dovuto incassare parecchie eliminazioni nei quarti di finale dei Campionati Europei e anche nell'ultima edizione dei Mondiali Juniores a Riva del Garda, Matteo Mutti ha potuto finalmente assaporare il piacere di salire sul podio in una grande manifestazione internazionale. La medaglia d'argento conquistata al Top 10 Europeo Giovanile di Vila Real ha regalato al mantovano ulteriori conferme sul suo livello di competitività.

Matteo, quanto è impegnativo il Top 10?

«È certamente una delle gare più stressanti che ci siano, dal punto di vista fisico e mentale, perché si affrontano nove avversari, tutti molto forti, e in ogni partita bisogna rimanere super concentrati. Io avevo già partecipato nel 2015 fra i cadetti e l'anno scorso fra gli juniores».

Quelle due esperienze ti sono servite?

«Averlo già sperimentato permette di sapere come sia e di prepararsi già prima psicologicamente. Penso di averla gestita meglio delle altre due volte. Essere partito bene, perdendo pochi set e consumando meno energie, mi ha aiutato nel prosieguo della competizione».

Con quali aspettative hai gareggiato a Vila Real?

«L'obiettivo era di far meglio del mio ranking e dunque puntare al podio, anche se ero conscio delle difficoltà che avrei incontrato. Non mi aspettavo di piazzarmi al secondo posto».

Quanta carica ti hanno dato i due 4-0 e il 4-1 del primo giorno?

«Sono anche stato fortunato a iniziare contro tre atleti come il portoghese Li, il belga Devos e il tedesco Stumper, che non erano nel novero dei migliori, almeno sulla carta, e mi hanno permesso di inanellare delle buone prestazioni. In realtà con Stumper non è stato così agevole e ho dovuto inseguire in tutti i set».

Devos ha battuto sia Pletea sia Sipos, però con te non ha avuto scampo.

«Ho disputato una partita tatticamente perfetta, mettendolo sotto pressione sul diritto, dove lui è più in difficoltà, e al momento giusto cambiando sul rovescio»

Contro l'austriaco Kolodziejczyk è finita un po' come alle qualificazioni olimpiche di Asuncion?

«Ho subito preso il controllo del match senza mollare un punto e sapevo che lui con me se non vince i primi set poi cede».

Dopo le prime quattro vittorie hai trovato Pletea. Quali erano le insidie?

«Lo avevo battuto ai Mondiali di Riva del Garda, ma questa volta ha giocato diversamente, insistendo maggiormente sul mio rovescio puntinato e cercando di non farmi toccare la palla di diritto. Secondo me, però, se, dopo essermi aggiudicato il primo parziale, avessi portato a casa il terzo, che ho perso per 14-12, avrei anche potuto vincere. Sul 13-12 per lui, ho sbagliato una palla alta sulla rete, era un punto da non fallire. In vantaggio per due set a uno, lui ha acquisito fiducia e ha commesso pochi errori. Ha meritato il successo, perché ha giocato una partita incredibile».

Con il francese Rolland hai ripreso la tua marcia, ma è stato un match complicato.

«L'avevo già incontrato agli Europei e avevo prevalso per 4-2. Qui al Top 10 è stata una partita sofferta, perché ero sotto per due set a uno. Sono poi riuscito a vincere la quarta frazione per 11-0 e questo lo ha un po' destabilizzato».

Come sei riuscito a fargli "cappotto"?

«Avevo perso il terzo parziale anche lì per colpa di una palla alta. Sul 9-9 lo avevo mandato al set-point e poi lui aveva chiuso. Sono arrivato in panchina molto arrabbiato e quando sono tornato in campo ero concentratissimo e deciso a non lasciare più nulla per strada. Punto su punto ho messo insieme un buon vantaggio e lui non ha saputo più cosa fare. Quel set mi ha fatto entrare in palla e mi ha dato la carica e la sfida si è messa in discesa».

Contro l'altro transalpino Bertrand hai giocato la gara più bella?

«Ho vinto per 4-0 e dunque è stato un grandissimo risultato, però c'è da dire che lui contro di me si trova male e parte già un po' sconfitto, mentre io vado sempre in campo convinto di potercela fare».

Quel successo ti ha reso padrone del tuo destino?

«Sapevo che se avessi vinto le ultime due partite avrei ottenuto il primo posto nel torneo. Ero, però, anche consapevole che mi aspettava l'ostacolo più difficile, rappresentato da Sipos. Come tipo di gioco contro di lui ho sempre faticato. Rares trova sempre la tattica giusta e sbaglia pochissimo, sembra non sentire i miei puntini. Obiettivamente ho avuto poche chance, anche se mi sono procurato un set-point nel terzo parziale e nel quarto sono partito avanti per 6-2».

Alla fine hai affrontato il russo Katsman. Volevi prenderti la rivincita rispetto alla sfida a squadre degli ultimi Europei?

«Era un confronto molto delicato mentalmente. A un certo punto, poi, ho visto che Bertrand aveva battuto Sipos e ho capito che, se non avessi vinto, mi sarei classificato quarto e sarei rimasto con nulla in mano. Non potevo mancare l'occasione e alla fine è andata bene».

Cosa significa questo podio per te?

«Ci voleva e me lo sono meritato. Perdere parecchie volte nei quarti in passato non è stato facile da digerire, anche se tutto sommato ci poteva stare, classifica alla mano».

Il prossimo grande traguardo internazionale saranno i Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires a ottobre?

« Non mi aspetto nulla e andrò in Argentina per fare il meglio possibile. Ci saranno giocatori fortissimi a livello mondiale, come il giapponese Harimoto, il cinese Wang Chuqin e anche altri. Esserci sarà fantastico, perché le Olimpiadi sono un appuntamento di prestigio nella carriera di un atleta. Mi auguro di vivere una bellissima esperienza».