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LOGO FITET okÈ di questi giorni la notizia dei gravi e tristi fatti accaduti a Roma, l’ennesimo deprecabile atto di antisemitismo a opera di delinquenti per i quali non vale neanche la pena di sprecare l’inchiostro simbolico di questa nostra lettera aperta.

Come Consiglio Federale, come rappresentanti di squadre, atleti e tecnici ma, permetteteci, soprattutto, come molti di noi sono, come genitori di ragazzi, siamo rimasti profondamente colpiti e disgustati da una situazione del genere.

Il sistema di valori su cui si erge una comunità di persone non può dirsi tale se non mette alla porta, con atti e fatti concreti, coloro che quei valori intendono distruggere, il primo dei quali è il RISPETTO DELL’INDIVIDUO E DELLE SUE LIBERTÀ. A Voi padri e madri dei ragazzi e delle ragazze, degli atleti e delle atlete della Nostra Federazione, che domani saranno uomini e donne, vogliamo ribadire che l’ODIO RAZZIALE e l’istigazione a commettere atti razzisti non troveranno MAI spazio tra di noi. L’ODIO si combatte con l’EDUCAZIONE, con lo studio con la conoscenza e soprattutto con la TESTIMONIANZA.

A Terni si svolgerà da oggi a domenica il primo Torneo Nazionale Giovanile della stagione, importante appuntamento dove saranno presenti gli atleti che costituiscono il nostro futuro sportivo e umano, coloro che domani potranno rappresentarci e guidarci. La FITeT in questa occasione consegnerà a tutti i presenti la poesia di Primo Levi "Se questo è un uomo", che trovate anche qui in calce, chiedendo a tutti Voi, genitori dei Nostri ragazzi, di leggerla assieme a loro e di spiegare e raccontare loro, ognuno a modo suo, ciò che è stato, di Testimoniare che in un tempo non lontano  il mondo ha vissuto la sua notte più cupa, priva della speranza che ci fosse un domani, dove si moriva per un sì o per un no e dove il valore della vita era pari a zero.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.